Storytelling e gaming… in classe?

Enrico Matteazzi avatar

Scusate, è da tanto che non scrivo su AP ma sono stato letteralmente fagocitato dal lavoro. Comunque ora sono qui, e vi volevo parlare di nuovi metodi di insegnamento basati sul gioco, sullo storytelling e sullo storydoing. Se vi va approfondite questo e altri argomenti correlati, vi lascio un paio di link interessanti, interni al blog:

Gamification
Storytelling e Storydoing


Problemi di concentrazione

Molti insegnanti con cui sono entrato in contatto mi dicono di avere difficoltà a farsi seguire dagli studenti, ancora peggio se si tratta di studenti stranieri con difficoltà ad integrarsi e/o a parlare la nostra lingua, ma non voglio toccare l’argomento integrazione (almeno per ora). Mi limito ad affrontare l’argomento: difficoltà di attenzione dei ragazzi della secondaria ma anche nei bambini della scuola primaria.

“Signora, suo figlio è intelligente ma non si applica.”

Forse questa frase l’avete già sentita. A volte, però, non è proprio vero che il figlio “non si applica”, o meglio non è così semplice. A volte il bambino si distrae e non riesce a pensare all’argomento in maniera lucida.

Non posso certo risolvere problematiche di tipo psicologico di alcuni ragazzi, ma posso fornire alcuni spunti per nuovi approcci all’insegnamento. Leggete per capire meglio.

Insegnare concetti difficili con lo storytelling

I-Cute-Love-Story

Alle superiori c’era un prof di Scienze che insegnava la chimica raccontando storie su due atomi di idrogeno che incontrano un atomo di ossigeno e ci fanno una bella chiacchierata. In mezzo a questa… “conversazione”, il simpatico prof ci inseriva concetti complessi che altrimenti uno si doveva capire in maniera noiosa, con approcci tradizionali.

Quel prof di Scienze si poneva questo problema: i miei studenti apprendono DAVVERO i concetti difficili se glieli spiego in maniera tradizionale? Oppure c’è un altro modo per farli cristallizzare nella memoria?

Be’, se volete una risposta a queste domande, io ricordo ancora la formula chimica dello zucchero perché un professore di chimica mi raccontava la storia degli atomi di carbonio, idrogeno e ossigeno che si incontrano…


Una storia divertente/coinvolgente rimane nella memoria a lungo

Perché non imparare le tecniche dello Storytelling per migliorare l’apprendimento?

story-time

Tendiamo a ricordare di più ciò che ci ha fatto stare bene e vorremmo invece dimenticare ciò che ci ha fatto stare male. Credo sia un meccanismo del cervello, una sorta di autodifesa.

Fate attenzione!

Lo Storytelling serve agli insegnanti per coinvolgere gli studenti e non va etichettato come “cosa stupida” o “poco seria”. Non c’è nulla di stupido nel tentare di coinvolgere di più studenti facilmente distraibili.


Il Gaming in classe

Un’altra soluzione possibile?

Certo! Se uno studente si diverte tende a voler ripetere l’esperienza che lo ha divertito. Questo secondo me innesca un circolo virtuoso che gli consente di avere voglia di saperne di più sull’argomento.

Ecco, forse non funziona sempre. Casi limite ce ne sono, è ovvio, ma per esperienza posso dirvi che l’attenzione di un bambino va catturata comunque con qualche – chiamiamolo così -“trucchetto”. 😉


Nei prossimi post vorrei approfondire di più l’argomento Istruzione e Storytelling, ma se siete più esperti di me sulle nuove tecniche di apprendimento, basate ad esempio sulla realtà aumentata, i libri multimediali e i nostri libri partecipati, siamo qui per voi.

Continuate a seguire il blog per nuovi aggiornamenti sul tema e contattatami se desiderate collaborare con articoli e risorse condivisibili. Se volete entrare a far parte del Progetto Alameda e scrivere su questo blog, fatevi avanti senza timore e contattate me o Karumi tramite la pagina CONTATTI.


 

Io e Karumi stiamo lavorando ad un nuovo concetto di libri, i libri partecipati. Purtroppo i lavori sul primo libro partecipato della storia si dilungano, ma presto arriverà una bella sorpresa per voi. Promesso!

A presto!!! 😀 😀 😀

 

Attrazione, interazione, esperienza (parte 2/3)

Coinvolgimento è inter(azione)

Una piccola premessa.

Introducendo il concetto di Interazione, in uno dei miei passati post, mettevo di proposito la parentesi prima del suffisso ‘-azione’. Vediamo perché.

Il termine è stato importato dal francese interaction.

[il prefisso ‘inter-‘] sta ad indicare una posizione intermedia tra due cose o due limiti di spazio o di tempo, un rapporto di collegamento, o un rapporto di reciprocità.

(fonte: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano)

Invece il suffisso ‘azione’ deriva dal latino actio -onis e da agĕre ‘fare’ e il suo uso è documentato dall’inizio del Secolo XIV. Nella società contemporanea ha assunto una miriade di significati, a seconda che lo si voglia usare per il cinema, piuttosto che per descrivere azioni di movimenti politici, manifestazioni di energia, moto o movimento… ecc. ecc. Per la gamification secondo me la definizione più corretta è questa:

Azione è il “mettersi in moto per…”, dove il ‘per…’ indica uno scopo, un obiettivo, qualcosa che si percepisce come raggiungibile nel breve o nel lungo periodo.

approfondisci l’attrazione

approfondisci l’esperienza

Quindi abbiamo due caratteristiche dell’interazione:

  1. L’interazione ha a che fare con qualcosa che crea collegamento e rapporti di reciprocità;
  2. Azione significa “fare” o “agire”, nel senso di mettersi in moto per…“.

Consapevoli di questa definizione, se inseriamo l’interazione all’interno dello Storytelling – di cui abbiamo tanto parlato in post precedenti – ne risulta qualcosa di non solo emozionale ma anche inter-attivo. Ecco allora lo STORYDOING di cui già accennavo…

approfondisci lo Storytelling

approfondisci lo Storydoing

Per fare questo però l’interazione deve avere uno scopo, un OBIETTIVO che si intreccia e si amalgama bene con la storia che raccontiamo. Per dirla in parole semplici: bisogna dare un motivo ai giocatori per giocare.


alamedaproject.com
#alamedaproject

La mission di Alameda Project è stimolare la partecipazione attraverso contenuti multimediali utili per la scuola e per la “nuova” editoria multimediale, inserendoci in questa famigerata industria 4.0 di cui si inizia a parlare ma che poi, in fin dei conti, nessuno ha ben capito cosa sia.

approfondisci l’attrazione

approfondisci l’esperienza

“E’ come nelle grandi storie… quelle che contano davvero.”

Vi lascio con questo video. Gustatevelo tutto… consapevoli.

Al prossimo post, amici! Buon lavoro a tutti e buona… lettura partecipata!!! 😉


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Storytelling o storydoing? (parte 2/2)

Che cosa significa Storydoing?

Il termine è composto da “story” + “doing”, ovvero: storia accompagnata all’azione. Per spiegare meglio partiamo dall’ottima definizione che ne danno Viola e Idone Cassone nel loro libro L’arte del coinvolgimento (Hoepli, 2017):

L’idea alla base dello storydoing si basa su questo principio: trasformare un utente che si limita ad ascoltare una storia in un personaggio attivo in una storia tutta sua.

In pratica si tratta di coinvolgere gli utenti al punto da spingerli a partecipare. Storydoing è proporre una scelta, è fornire uno stimolo.

approfondisci lo Storytelling

Lo Storydoing sostituisce il “telling”?

Assolutamente no. L’azione (doing) non deve sostituire il racconto (telling), perché il primo senza il secondo risulta vuoto. Quando invece l’azione si fonde con la narrazione, il tutto diventa una bomba a orologeria, pronta a scoppiare nel momento in cui le scelte dell’utente finale sono ripagate con un premio.

Il regalo finale può essere anche qualcosa di immateriale, come succede nei videogiochi. E, in effetti, i videogiochi sono stati i primi a sperimentare gli effetti del premio che arriva dopo un momento difficile.

daisy01

Pensa a una situazione tipica: sei un grande guerriero che ha raggiunto con grande fatica il livello finale e all’improvviso vieni messo di fronte a una scelta: una porta conduce alla principessa; l’altra conduce a morte certa. Cosa succede nella tua mente quando apri la porta e vedi la principessa che ti viene incontro, ti abbraccia e ti ringrazia?

Emozioni positive generano ricordi a lungo termine

L’emozione positiva, quando arriva dopo la tensione, è come un uragano che travolge tutto. L’energia euforica che si scarica in quel preciso momento crea i presupposti perfetti per un’associazione a lungo termine. Da lì in poi per il cervello risulterà semplice ricordare a distanza di tempo.

Ecco perché Alameda Project punta sulle storie partecipate, contenuti basati sullo storydoing integrato allo storytelling. Spingere alla curiosità con una domanda, con un invito a rispondere per aprire un passaggio segreto o una porta, o semplicemente per far cambiare il corso di una storia può essere la chiave giusta anche per imparare.

Poi c’è il call to action… ma, parafrasando Ende, questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata in un altro post. 😉

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Storytelling o storydoing? (parte 1/2)

Le due facce del coinvolgimento emotivo

C’è una sostanziale differenza fra Storytellingraccontare una storia – e Storydoingcoinvolgere nella storia. Approfondiremo l’argomento storydoing in un post specifico all’interno del blog alamedaproject.com. Intanto iniziamo parlando di Storytelling.

approfondisci lo Storydoing

Che cos’è lo Storytelling?

L’arte di raccontare una storia che coinvolga emotivamente, con l’obiettivo di far acquistare un prodotto o un servizio. Fatta questa premessa cerchiamo di capire bene la differenza tra raccontare e coinvolgere. Per farlo, partiamo da una considerazione sul perché di un autore geniale che è Simon Sinek.

Dal COSA al PERCHE’

Perché un cliente dovrebbe comprare un prodotto da me? Perché è bello…? Perché è utile…? O c’è qualcosa di più? Le persone non condividono dei “cosa”, condividono dei “perché”. Lo storytelling esprime quei perché.

C’è un autore, Simon Sinek, che nel 2009 ha presentato su TED.com la sua scoperta rivoluzionaria che lui ha chiamato IL CERCHIO D’ORO.

Come ha fatto Apple a diventare una guida? Perché i fratelli Wright con pochissimi soldi e scarsità di mezzi a disposizione hanno avuto successo dove altri – strafinanziati e con infinite competenze a disposizione – hanno fallito? Perché Martin L. King e non altri che come lui soffrivano per i mancati diritti civili in America?

Inventare storie è un’arte, non un lavoro!

Simon ci dice che se vogliamo avere successo, dobbiamo uscire dall’idea di inseguire a tutti i costi il profitto, o il successo, o la fama… Dobbiamo concentrarci invece sulla nostra storia, non per vendere il prodotto/servizio, ma per vendere il perché dietro al prodotto/servizio.

Dobbiamo raccontare chi siamo, la nostra identità:

Perché ci piace fare quello che facciamo? perché ci alziamo ogni mattina con un’idea fissa in testa? Perché vogliamo migliorare il mondo che ci circonda? Perché vogliamo che altri siano parte del nostro progetto?

Comunicazione vs informazione

Puntare sullo Storytelling significa anche valorizzare di più la pubblicità, il marketing e soprattutto la comunicazione – che non è informazione, attenzione! Quella la fanno tutti! Raccontare storie spinge all’adozione di un comportamento.

E come si fa a inventare una storia che funziona?

Un consiglio che vi do io è: create tensione. Il bravo storyteller non inventa ma RE-inventa. E il successo arriva quando si riesce a far passare corrente dal polo negativo al polo positivo.

La tensione crea movimento.
Il movimento spinge alla curiosità.
La curiosità porta alla condivisione. 

approfondisci lo Storydoing


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L’arte del coinvolgimento (parte 2/2)

Un libro da leggere assolutamente

Il libro di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone L’arte del coinvolgimento, è davvero una lettura irrinunciabile per chi come me ha deciso di intraprendere una strada ambiziosa e alquanto avventurosa: la strada della gamification.

Fabio Viola
Fabio Viola, uno degli autori del libro L’arte del coinvolgimento, 2017, Hoepli – Microscopi

Nel loro libro, Fabio e Vincenzo riportano esempi e best practices da aziende grandi e piccole che hanno risolto problemi di efficienza grazie al gaming, oppure aziende produttrici di app che hanno avuto un successo enorme (e spesso insperato) con un singolo videogioco.

Il coinvolgimento come partecipazione attiva

Il filo rosso che guida il libro è il concetto di coinvolgimento attivo che si esprime nella partecipazione degli utenti finali. Ecco le domande-chiave che trovano risposta nel libro:

  • Quali sono le componenti del coinvolgimento?
  • Come funziona e come si stimola la partecipazione attiva degli utenti finali?
  • Come si fa a creare un contesto di gaming che migliori le performance dei dipendenti di un’azienda qualsiasi?
  • Come si possono sfruttare al meglio lo storytelling (immergere l’utente in una storia) e lo storydoing (rendere l’utente protagonista attivo di una storia)?

Il coinvolgimento circolare

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I videogiochi – app per cellulare e PC – sono già una componente della vita quotidiana. Pensiamo a giochini come Farmville, Pet Society, Candy Crush o Minecraft. Che cos’hanno in comune? Sono intuitivi, hanno una grafica semplice, ma soprattutto ci coinvolgono perché sfruttano benissimo il cosiddetto coinvolgimento circolare.

Siamo portati a giocare e a ri-giocare in un loop potenzialmente infinito. Perché? La risposta a questa domanda non si può certo esaurire in un post; ecco perché vi invito ad approfondire la lettura del libro di Fabio e Vincenzo.

Possiamo comunque indicarvi tre punti fondamentali per realizzare giochi coinvolgenti all’interno di un corso e-learning, ad esempio, oppure per progettare libri e ambienti interattivi per i più piccoli, come sta provando a fare Alameda Project.

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libri partecipati A.P.

Le forme del coinvolgimento

  1. ATTRAZIONE: estetica, inviti al gioco ed elementi di sorpresa nella giusta misura, possono far cambiare abitudini (habits) e comportamenti (behaviours);
  2. (INTER)AZIONE: il flusso (flow) è la fusione tra azione e interazione, ovvero quella cosa che ti fa perdere la cognizione del tempo mentre la fai;
  3. ESPERIENZA: far leva su un’emozione latente; è l’effetto della canzone che continui a riascoltare perché ti ricorda momenti intimi, positivi, magici.

Il mondo si evolve, non fate i dinosauri!

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