Bambini e Draghi

Ciao ragazzuoli!
girovagando per il web, sono incappato in una nuova pagina Facebook dedicata ai librogame e ai giochi di ruolo per bambini. Ciò ha stimolato in me una riflessione.

I giochi di ruolo, o rolegame, sono educativi e possono essere un veicolo di apprendimento molto efficace.


Apprendere tramite un contesto immersivo

Si dice “apprendere per immersione”, ovvero in storydoing, quando il discente diventa protagonista di una storia. Nel caso dei bimbi, questo è vero al cubo.

Non è semplicemente “mettersi nei panni di”…

Bisogna andare oltre: si costruisce un intero universo, un ambiente in cui il ragazzino, o la ragazzina, si senta al sicuro.

Che mondo sarà, Fantasy? Fantascienza? Avventura? Rosa? Giallo…?

Lo stile può essere quello di DV Giochi: https://www.dvgiochi.com/news/la-Mia-Prima-Avventura/

In questo caso però si parla di entertainment. La didattica è un’altra cosa.


Far passare concetti difficili divertendo

È più facile spiegare la Scienza, o la Geografia, o la Matematica tramite una storia avvincente o divertente, però va usato lo storytelling giusto al momento giusto.

A volte si tratta semplicemente di partire da un personaggio e si fa del buon vecchio character design. Si mette cioè il personaggio al centro della scena e lo studente lo segue nei suoi… avventurosi insegnamenti.

Ma… se il tutor fosse il lettore stesso?


Engagement e Storydoing: togheter we can!

Se il protagonista “sei tu”, e quindi lo storytelling diventa storydoing, tutto è molto più affascinante. Non c’è più il tutor e l’apprendimento avviene in maniera diretta ed esperienziale: faccio e imparo; sbaglio e apprendo… gioco e rigioco!

Dragon’s Lair… quanta nostalgia!

Per farvi capire la potenza del contesto immersivo, vi riporto alla luce il mitico cavaliere impavido di Dragon’s Lair… Ve lo ricordate? 😁

Esisteva anche una versione cartone animato, credo andasse in onda sulla Rai. Il protagonista mi sembra si chiamasse Sir John e funzionava così: iniziava il racconto, ti presentavano il personaggio impavido che doveva salvare la principessa, e poi Sir John veniva posto di fronte a un bivio. Da casa dovevi scommettere sulla scelta giusta.

Salta fuori pure in una puntata di Stranger Things……. 😱

Le profezie di AP

…che ci sarà dopo la Gamification?

Moviefication

Non esiste solo il gioco. C’è un altro modo per rendere un corso interessante e coinvolgente, anche senza rendere il tutto interattivo. L’ho chiamato Moviefication, il procedimento per cui si veicola un contenuto tramite un movie, ovvero un film, meglio se una serie sul modello Netflix.

Facciamo finta che…

Basandosi sulle tecniche dello storytelling, si possono creare contesti in “serie” (season, in inglese). E come si può fare? Vediamo insieme i dettagli del moving.

Che cos’è il Moving?

Contesto: Dobbiamo insegnare l’Etica Morale a studenti che non sanno nulla di filosofia senza rendere il tutto ai limiti della noia titale. Come possiamo fare? Una possibilità già ce l’abbiamo: gaming e storytelling. Cioè possiamo immergere i nostri bravi studentelli in un contesto partecipante, ingaggiante, stimolante… e quant’altro. Ma c’è anche una seconda soluzione: il moving, appunto.

Di che cosa abbiamo bisogno: uno scenario semplice, con pochi attori e un set low budget. Dobbiamo puntare sulla storia e sulla relazione fra i personaggi. Ovviamente dipende dall’argomento, ma l’ambiente è sempre secondario se spostiamo l’attenzione sull’attore. Quindi il personaggio e la relazione con gli altri personaggi creano la storia ingaggiante.

Servono almeno 3 personaggi che entrino in relazione fra loro, che si mettano in crisi e che quindi creino tensione narrativa.

Quando abbiano un plot narrativo di questo tipo, ovvero una tipica tensione a triangolo, inseriamo i contenuti e-learning che vogliamo veicolare stressandoli con la storia.

Scena tratta da “The Good Place”, una serie in onda su Netflix

Ad esempio, immaginiamo un professore di Filosofia costretto ad insegnare Etica ad una ragazza zuccona e ignorante. Ad un certo punto però usciamo dall’insegnamento e mettiamo alla prova l’insegnante stesso: facciamo in modo che si innamori della sua allieva. Avremmo così creato una situazione assurda per cui l’insegnante impara insegnando e continua a rinforzare i contenuti ripèetendo concetti di filosofia che lui stesso non riesce ad applicare. Fantastico!

E’ proprio quello che accade nelle prime due stagioni di “The Good Place“, serie in onda su Netflix.

Il fatto più interessante è il collegamento che il cervello fa mettendo insieme concetti complessi con la complessa emotività dei personaggi. In pratica, la complicata relazione sentimentale fra i due personaggi si incrocia con i contenuti, ce li fa sentire, avvertire, vivere (in inglese il termine “to feel” racchiude tutti questi significati).

Il modo più veloce per fissare in testa i contenuti è associarli ad una emozione. Ecco perché la tensione della storia è importante; ma è importante anche il fattore sorpresa, non dimentichiamolo!

Scena tratta da “The Good Place”, una serie in onda su Netflix

I consigli Alamediani di oggi

Per capire le potenzialità della movification, dopo aver letto questo articolo, andate a guardare (o a ri-guardare con occhi nuovi) la serie in onda su Netflix “The Good Place” (La parte buona).

In questa serie si racconta di una persona volgare e irrispettosa del prossimo che dovrebbe essere mandata all’inferno, ma per errore si ritrova in paradiso; quindi deve fare finta di essere buona.

Dovendo “fare finta” è costretta ad istruirsi su cosa è bene e cosa è male e così impara filosofie come l’Utilitarismo, il Consequenzialismo, ecc… Questi concetti sono spiegati da un personaggio secondario, punto per punto. Non vi dico altro. Guardate la serie se siete curiosi. Alla prossima! 😉

Lucca Comics and Games 2018

Ciao ragazzuoli,

Sabato scorso sono stato al Lucca Comics and Games 2018. Non lo avessi mai fatto… C’era tanta di quella gente da non potersi muovere. Code infinite per entrare nei padiglioni e acquistare fumetti. Infatti di acquisti ne ho fatti pochi… 😦


Una conferenza che non potevo perdere!

Sabato mattina, al Lucca Comics, ho assistito con interesse alla mini-conferenza di Marco Bellano, giovane docente dell’università di Padova, specializzato in Storia e critica dello spettacolo, del cinema, dell’animazione e della musica.

Il Prof. Bellano ha introdotto un personaggio fondamentale nella storia dell’animazione: Carl Stalling, innovatore e sperimentatore, autore delle musiche in Skeleton Dance, colui che inseriva sempre la musica giusta al posto giusto inventando da zero (prima con Walt Disney, poi con la Warner Bross) scenari comico-grotteschi.

La musica giusta al posto giusto

Boccherini e l’ilarità dei contrasti musicali.

Avete presente il famoso Minuetto di Boccherini? È quello che si sente sempre quando c’è la classica scena della cena tra nobili. Ecco, ma cosa succede quando al minuetto accostiamo della musica completamente diversa e distonante? Un effetto comico simile a questo (min. 0:45):

L’associazione del Boccherini con la regina, tipico esempio di nobiltà assoluta, entra in contrasto con la musica e i suoni comici associati a Porky Pig. Forte, vero?

Ciao e alla prossima! 😉


Ehi tu! …Sì, dico a te!zeroalfa copertina

Sai che stiamo lavorando ad un progetto interessante?

Si chiama libro partecipato e vedrà presto la luce.
Resta con noi! A Natale ci saranno delle sorprese!!!

 

L’e-learning partecipato

Enrico MatteazziQuando l’e-learning si ispira ai libri game

Sempre più spesso le aziende mi chiedono di portare nei corsi maggiore interattività, ché per catturare il discente è necessario coinvolgerlo, farlo partecipare insomma; però a volte questo non basta: serve qualcos’altro… ma cosa?

Ve le ricordate le storie a bivio?

I libri game mi hanno insegnato molto.

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Ho ragionato parecchio sul loro funzionamento e sulle possibili opportunità di applicare le storie a bivio alla formazione. Ragionavo su questo fatto: la maggior parte delle persone che leggono un libro game, quando lo finiscono, ricominciano la storia per vedere le alternative. Alcuni lettori lo rileggono tutto per scoprire ogni possibile finale.

Questa abitudine mi è parsa assai interessante. Ho capito che in generale le persone sono attratte da ciò che viene loro celato e c’è una categoria di persone, in forte crescita, che cerca la partecipazione.

Chi sono i fruitori partecipati?

Io li chiamo “fruitori partecipati“, coloro vogliono sentirsi parte attiva di quello che leggono, di quello che ascoltano, ma più in generale di quello che fruiscono sui social, su Youtube.

Ecco perché credo che l’e-learning si debba evolvere sotto questo punto di vista: la partecipazione attiva del discente va stimolata, ma non è così semplice farlo.

Cerchiamo di capire come si può creare engagement attraverso tre approcci che spesso si compenetrano tra loro: storytelling, storydoing e gamification.


Creare engagement: storytelling e storydoing

Basta un po’ di interazione in più?

Ci sono corsi e-learning estremamente noiosi che nemmeno il più volenteroso degli ID frequenterebbe mai, figuriamoci i discenti!

Per creare engagement su questo tipo di corsi, le aziende chiedono agli instructional e ai content developper cose anche impossibili; ma soprattutto chiedono interazioni, nella convinzione che basti l’interattività per creare engagement.

Non è proprio così. Vediamo perché.


L’interattività? Condizione necessaria ma NON sufficiente.

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In questo blog ho spesso parlato di storytelling che ha varie definizioni, ma che possiamo intendere anche come l’arte di raccontare una storia per veicolare contenuti complessi e facilitare la memorizzazione di informazioni altrimenti noiose.

E poi ho accennato più volte allo storydoing se ricordate, ovvero l’arte di rendere partecipi dei contenuti veicolati tramite il “fare la storia”. Lo storydoing è fondamentale nei videogiochi come anche nei libri game (di cui si accennava poc’anzi): in quei casi, infatti, è possibile comporre la trama di una storia e il proprio finale personalizzato. C’è un videogioco dove la composizione della trama consente ben 72 finali alternativi. Forte, no?

E pensate che oggi tutto questo si potrebbe applicare all’e-learning. Per farlo però occorre tenere in considerazione il terzo fattore, di cui parleremo ora: la gamification.


Il gaming, questo… conosciuto!

Nell’e-learning innovativo le due dimensioni “-telling” e “-doing” non sono contrapposte ma anzi, si integrano e convivono in uno stesso habitat: il gaming. Il concetto alla base del gaming nella formazione è quello del “giocando si impara“: il divertimento, infatti, aiuta a fissare i concetti nella memoria a lungo termine.

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Il processo che sta dietro al gaming, che lo descrive in tutte le sue declinazioni possibili, si chiama gamification.


Il futuro? L’e-learning partecipato!

Intrecciando i libri game con i videogiochi nell’ambiente formativo in gamification, si possono già creare corsi che i discenti hanno voglia di frequentare, e magari saranno loro stessi a chiedere di frequentarli.

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Visto che mi occupo soprattutto di bambini, mi piacerebbe portare questo approccio al mondo dell’infanzia, per creare curiosità, voglia di inventare, voglia semplicemente di entrare a far parte di qualcosa di prezioso: la cultura.

The Playable Museum

L’intersezione tra cultura e videogiochi: ecco a voi lo Storydoing di Fabio Viola

Fabio Viola, esperto di Gamification, si è chiesto cosa accadrebbe se i ragazzi di oggi si recassero al museo non come semplici fruitori di contenuti – magari pure con visite forzate – ma come protagonisti attivi.

Insomma, cosa accadrebbe se i nostri musei diventassero luoghi in cui i ragazzi si recano volentieri, da soli e con regolarità, così come frequentano il mondo dei videogiochi?

“Ad oggi i musei sono la cosa più vicina alle macchine del tempo che noi abbiamo (…) I musei oggi ci consentono di effettuare dei viaggi nel tempo (…) Noi parliamo spesso di Storytelling, ma quello che ha reso i videogiochi la principale industria creativa al mondo per fatturato e numero di utenti è lo Storydoing.”

L’intervento di Fabio Viola (MANN Napoli), 12 aprile 2018.

Secondo Viola, quello che piace ai ragazzi – ma non solo a loro, aggiungerei io – è la possibilità di interagire, ovvero di incidere in qualche modo nel racconto, fino ad alterare il finale del racconto stesso.

Pensate che ci sono videogiochi che prevedono addirittura 76 finali diversi!

“E se i dati di lettura ci dicono che i libri si leggono sempre meno, in realtà sui social media e all’interno dei videogiochi si legge tantissimo, però questi dati non vengono rilevati dall’ISTAT.”


Un progetto museale in gamification

Father and Son

“Lo Storydoing è il momento (il quando, il dove…) il consumo passivo di cultura incontra la produzione attiva.”

Il progetto Father and Son, uscito ormai più di un anno fa, è il capostipite di una vera e propria rivoluzione copernicana nel mondo dei musei. Qui in Italia, per la prima volta al mondo un museo diventa produttore di un videogioco pensato per un pubblico internazionale.

Forte, no…? 🙂

Ora vi saluto e vi auguro buona settimana.
Al prossimo post………. #offtheroad! 😉

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