Sliding stories

Le storie a bivio aiutano l’apprendimento?

Parliamo di storie a bivio, quelle che si leggevano anni orsono nei librigame e che ora pare stiano tornando di moda.

Parlando di gamification e di storytelling, secondo voi è possibile imparare attraverso una storia a bivio? Secondo me sì e se avete due minuti, vi spiego come.

Per prima cosa, prendiamo un argomento noioso, ad esempio un corso per la sicurezza, tanto temuto dagli Instructional Designer di tutto il mondo 😴. Come possiamo renderlo interessante? Creando una storia a bivio nella quale si dice al discente: tu sei l’eroe che deve salvare l’azienda.

In base alle scelte dell’utente, la storia andrà in una o in un’altra direzione. Questo tipo di gioco può essere intervallato da spiegazioni teoriche che fermano il gioco per farti riflettere sulle tue scelte. Interessante…? 😏


Quando facevo l’ID…

Anni fa mi è capitato di realizzare storie a bivio che all’epoca avevamo battezzato sliding stories, cioè storie con il principio delle sliding doors… Avete presente il film con Gwyneth Paltrow? 🙄

Sliding Doors: Amazon.it: Paltrow,Hannah, Paltrow,Hannah: Film e TV

Dovevo progettare un corso sulla sicurezza in un viaggio aziendale, Travel Security mi pare si chiamasse. Il concetto era semplice: intervallare le storie a bivio in stile point and click a vere e proprie spiegazioni teoriche che rinforzassero il concetto già espresso all’interno della storia.

Forte, no? Vi viene voglia di sperimentarvi in qualche sliding story? State attenti, però: prima seguite i consigli dell’esperto.

I consigli dell’esperto

Enrico Matteazzi

Ricordate che rimodulare un corso e-learning come un gamebook non è impresa facile. Prima di lanciarvi a pesce, valutate sempre il cliente che avete di fronte: cercate di capire se vale la pena investire tempo e risorse per creare un intero corso a sliding stories che poi il cliente non apprezza.

Storytelling? Sì, ma nel modo giusto!

Come si fa a rendere più interessanti contenuti che da un ppt sarebbero una noia mortale? Mettiamo che volete far passare il concetto di Comunicazione a chi di Comunicazione non sa proprio nulla. Come si fa? Be’, avete in genere tre possibilità:

  1. Fare il solito ppt: avanti, avanti e avanti…
  2. Fare un e-learning con qualche interazione e/o storytelling
  3. Fare storytelling con la gamification: lo storydoing

Lasciamo perdere pure il primo binario, una noia mortale che andava bene 20 anni fa e passiamo direttamente al 2 e al 3. Dunque, supponiamo che dobbiamo far passare il concetto di comunicazione aziendale: verso l’esterno e verso l’interno. Come procediamo?

Tema: la comunicazione aziendale 😎

Svolgimento: 🛠

Era una notte buia e tempestosa… No, scusate questo è Snoopy… Però questo incipit mi serve per farvi capire cos’è uno Storytelling alla buona, senza spessore, già visto. Questo accade spesso quando manca la progettazione. Ah! La cara vecchia Progettazione! Lo storyboard è essenziale, quindi per favore, non licenziamo gli storyboarder.

Ma noi vogliamo raccontare una storia, quindi la domanda che vi frullerà in testa è: come si scrive una storia incentrata sulla comunicazione? Conviene pensare come uno sceneggiatore di un film o, meglio ancora, di un fumetto o di un cartone animato.

Partiamo dall’idea: es. un eroe parte per la guerra.

Studiamo il personaggio principale: es. un eroe dei nostri tempi

Costruiamo il soggetto: l’eroe incontra personaggi cattivi che cercano di confonderlo. Devi rispondere correttamente per superare le prove e passare al livello successivo. Nell’ultimo livello il personaggio viene premiato: ha salvato la principessa? Ha salvato la sua azienda? La sua casa?
…Le possibilità sono davvero infinite!

Iniziamo a scrivere la storia procedendo per livello. In ogni livello la difficoltà cresce. Così avremmo creato un vero e proprio video-gioco. Forte, no?

… il resto nella prossima puntata 😄 Stay tuned!🖥

C’è Storytelling e Storytelling…

Non è bene fare le cose tanto per farle😐

Oggi tutte le aziende hanno in mente lo Storytelling. Ma sanno veramente che cosa sia e come gestirlo?

Si parte da un’idea di immagine aziendale e da lì si crea una storia. O forse no, magari la vostra azienda produce viti e bulloni e non ha molte storie da raccontare.

Andare per gradi 🤖👾👽

Si può provare a fare anche del buon vecchio Storydoing, spingendo l’utente medio a intervenire, a dare soluzioni, a collaborare… ma è pericoloso: ci vuole comunque un’infrastruttura solida. Non fate le cose tanto per farle. Altrimenti crollerà tutto come un castello di carte.

Si parla anche di Gamification, ma stiamo molto attenti: il gioco può risultare molto, molto difficile da progettare. Ricordate questa parola: PROGETTAZIONE. Se volete sperimentare, fate pure ma ci vuole tempo. Lo avete?

Dai! Facciamo e-learning! … Aspetta! Buono! 🖐🏻

Parliamo anche di elearning ragionando sulle 5 W:

Who?

Why?

What?

Where?

When?

Insomma, chi siete, da dove venite? Ma soprattutto, perché lo fate? … un fiorino! 🤴🏻😂

Rispondete prima a queste domande qui sopra e poi “ragionateci sopra”… 😋😎

Nuove tecniche di insegnamento

La sospensione della realtà e il learning by scenario

Se c’è una cosa che ho imparato in dieci anni di esperienza con la formazione è il fatto che le tecniche di insegnamento, soprattutto per quel che riguarda l’elearning, sono tante ed estremamente varie. Ho imparato però che qualunque corso per essere davvero efficace deve possedere una caratteristica che arriva dal mondo dello spettacolo e della scrittura creativa: la sospensione della realtà.


I bambini sospendono continuamente la realtà per entrare nella fantasia 🐲🦄

Quando ero bambino desideravo entrare in una storia e parlare con i protagonisti, volevo modificarne il finale, incidere in qualche modo nel racconto. Oggi, quando vado in scena con i miei burattini noto che più i miei spettatori sono piccoli, più riescono a sospendere la realtà, a tal punto da scardinare il senso dello spettacolo.

Non ci sono più regole: cade il confine tra spettatore e burattino.

un burattino dei Burattimatti: www.burattimatti.com

I bambini sanno che il burattino non è vivo, ma il gioco è “fare finta”. E loro sanno fare finta. Gli adulti… un po’ meno.

Il teatro dei burattini è dunque un gioco e il burattino, nel gioco, prende vita; ecco perché per il bambino è giusto (e sacrosanto direi io) avvertire il burattino quando qualcosa non va: se sbaglia, se inciampa, se cade, se qualcuno lo insegue… Insomma è normale dire: “Stai attento!”


E gli adulti…?

Nel mondo adulto, lo storytelling, tanto amato dalle aziende che ormai ne fanno un uso direi spropositato, quando è ben progettato riesce a catturare l’attenzione perfino negli adulti perché crea la medesima sospensione della realtà che si vede nei bambini.

Quando facevo l’attore e lo spettacolo veniva bene, capitava che qualcuno tra la quarta e la quinta fila rispondesse ad alta voce ai protagonisti della commedia, reagendo ad esempio con dei: “Nooo!” o dei: “Eccolo, eccolo!” a ciò che accadeva sul palcoscenico.


Gli scenari e le storie a bivio: nuove strade percorribili a scuola?💬📚

Ho sempre trovato questo fenomeno curioso. Sospendere la dimensione del reale funziona anche nel mondo della formazione, come è noto ormai da anni. Allora mi chiedo: sarebbe possibile insegnare ai bambini come prendere decisioni difficili e/o importanti? Come assumersi delle responsabilità?

Pensiamo all’informatica: se volessimo insegnare ai bambini perché bisogna fare attenzione alle minacce del web, potremmo metterli di fronte a uno scenario realistico con scelte multiple: se faccio così… accade questo; se faccio cosà… accade quello.

Oppure potremmo inventare una storia con personaggi simpatici che chiedono un aiuto su questioni importanti.

Pensiamo ad esempio al tema dell’ecologia. Storytelling: un coniglietto deve salvare il suo parco dall’inquinamento. Abbiamo varie possibilità: quale scegliamo? E quali saranno le conseguenze della nostra scelta?


In classe potremmo dunque lavorare con il teatro attraverso i laboratori espressivi aiutando i bimbi a inventare delle storie a bivio. Come?

Dividiamoli a gruppi e chiediamo ad ogni gruppo – ovviamente assistiti dall’educatore/insegnante – di inventare uno scenario multiplo basandosi su uno o più temi; poi ogni gruppo propone agli altri il proprio scenario. In questo modo ogni gruppo si confronta con gli altri su temi diversi attraverso il gioco a scelte multiple.

Con l’aiuto dell’educatore si impara così a prendere delle decisioni difficili partendo da questo principio-base: ogni azione ha una conseguenza.


Vi piace come spunto creativo? Che dite, ci si può lavorare su? 🤓

burattino Ernesto

Fatemi sapere che ne pensate commentando questo post, oppure andate alla pagina Facebook di Alameda Project e lasciate traccia di voi. E se volete iniziare un percorso educativo-espressivo nella vostra scuola, contattatemi tramite la pagina 👉🏻 CONTATTI.

Il Gamebook, una passione per tutti!

Il 25 ottobre, alle ore 18:00, sarò a Vigodarzere, presso la manifestazione Giostra dei talenti (www.lagiostradeitalenti.it) per parlare di libri-game.
Farò una rapida introduzione del fenomeno Nuovi Gamebook in Italia per poi tuffarmi sul mare di possibilità e opportunità che si aprono per le case editrici, da un lato, per i nuovi autori dall’altro.

E poi, per gli autori…

Consigli pratici su quali software utilizzare per i vostri libri-game (cartacei e non) sulla base della mia esperienza diretta.


Verso i libri partecipati…

il primo libro partecipato

Parleremo dell’integrazione tra cartaceo e digitale, una possibilità che ci porta oltre il libri aumentati, verso i libri partecipati, prodotti multimediali interattivi e completi, in cui il lettore entra nella storia e la modifica in un contesto di storydoing e gamification.


Parlerò anche del progetto in itinere di libro partecipato Zero Alpha e dei suoi probabili sviluppi.

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