Gamification e partecipazione

Progettare in Gamification!

Come si progetta un corso elearning gamificato, un libro game, o meglio ancora di un videogioco? Be’, io ho fatto una sintesi di tre elementi base:

  1. Comprendi il contesto (chi, cosa, dove, come, quando, perché);
  2. Stimola la partecipazione dell’utente attraverso la c.d. “chiamata all’avventura”;
  3. Stimola continuamente la condivisione (social, passaparola…).

L’arte del coinvolgimento, di Fabio Viola ci aiuta a capire che cos’è la Gamification, dal punto di vista tecnico-scientifico, e come è possibile sfruttare il gioco per coinvolgere le persone e spingerle a comportarsi in un certo modo.

Il potere della Gamification, di Vincenzo Petruzzi ci mostra esempi concreti in cui il gaming esce dalla dimensione puramente domestica per entrare in contesti sociali: nei comuni, nella gestione dell’ambiente, nell’uso dei mezzi pubblici, nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica su un determinato tema…

Approfondisci la Gamification

Attrazione, interazione, esperienza (parte 2/3)

Coinvolgimento è inter(azione)

Una piccola premessa.

Introducendo il concetto di Interazione, in uno dei miei passati post, mettevo di proposito la parentesi prima del suffisso ‘-azione’. Vediamo perché.

Il termine è stato importato dal francese interaction.

[il prefisso ‘inter-‘] sta ad indicare una posizione intermedia tra due cose o due limiti di spazio o di tempo, un rapporto di collegamento, o un rapporto di reciprocità.

(fonte: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano)

Invece il suffisso ‘azione’ deriva dal latino actio -onis e da agĕre ‘fare’ e il suo uso è documentato dall’inizio del Secolo XIV. Nella società contemporanea ha assunto una miriade di significati, a seconda che lo si voglia usare per il cinema, piuttosto che per descrivere azioni di movimenti politici, manifestazioni di energia, moto o movimento… ecc. ecc. Per la gamification secondo me la definizione più corretta è questa:

Azione è il “mettersi in moto per…”, dove il ‘per…’ indica uno scopo, un obiettivo, qualcosa che si percepisce come raggiungibile nel breve o nel lungo periodo.

approfondisci l’attrazione

approfondisci l’esperienza

Quindi abbiamo due caratteristiche dell’interazione:

  1. L’interazione ha a che fare con qualcosa che crea collegamento e rapporti di reciprocità;
  2. Azione significa “fare” o “agire”, nel senso di mettersi in moto per…“.

Consapevoli di questa definizione, se inseriamo l’interazione all’interno dello Storytelling – di cui abbiamo tanto parlato in post precedenti – ne risulta qualcosa di non solo emozionale ma anche inter-attivo. Ecco allora lo STORYDOING di cui già accennavo…

approfondisci lo Storytelling

approfondisci lo Storydoing

Per fare questo però l’interazione deve avere uno scopo, un OBIETTIVO che si intreccia e si amalgama bene con la storia che raccontiamo. Per dirla in parole semplici: bisogna dare un motivo ai giocatori per giocare.


alamedaproject.com
#alamedaproject

La mission di Alameda Project è stimolare la partecipazione attraverso contenuti multimediali utili per la scuola e per la “nuova” editoria multimediale, inserendoci in questa famigerata industria 4.0 di cui si inizia a parlare ma che poi, in fin dei conti, nessuno ha ben capito cosa sia.

approfondisci l’attrazione

approfondisci l’esperienza

“E’ come nelle grandi storie… quelle che contano davvero.”

Vi lascio con questo video. Gustatevelo tutto… consapevoli.

Al prossimo post, amici! Buon lavoro a tutti e buona… lettura partecipata!!! 😉


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Le due P del coivolgimento (parte 1/2)

Partecipare e Personalizzare

Vorrei riprendere ed approfondire il discorso iniziato giorni fa sull’arte del coinvolgimento parlando delle due “P” del coinvolgimento, ovvero:

  • Partecipazione
  • Personalizzazione

Per farlo, prendo sempre spunto dal libro L’arte del coinvolgimento di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone perché sintetizza e spiega bene in meno di 150 pagine la teoria del Coinvolgimento attivo con esempi pratici e argomentazioni precise e puntuali.

la seconda “P”: personalizzazione

Partecipazione, inseguirla o evitarla?

motocross

Faccio una premessa.

Aprirsi alla partecipazione è una scelta coraggiosa: significa prima di tutto spalancare le porte della propria azienda alle influenze provenienti dal basso; dunque vuol dire aprirsi prima di tutto alle critiche e ai suggerimenti.

Nel 2018 le aziende devono aprirsi. Si parla quindi di Partecipazione attiva, che mira a coinvolgere i clienti. In questa ottica, il cliente diventa un fornitore… di cosa? Di idee, di proposte, di suggerimenti, di iniziative… e perfino di denaro (nel caso del crowdfunding).

Le aziende del Nuovo Millennio non hanno paura di porre ai propri clienti (non solo ed esclusivamente alle banche, al governo, allo Stato…) la domanda che mette in crisi il più coraggioso degli imprenditori “self-made-man” anni ’90.

la seconda “P”: personalizzazione

La Domanda che spaventa di più:

Mi dai una mano?

Nessuno lo ammetterà mai, ma per l’80% (forse anche il 90%) delle aziende italiane chiedere consiglio ai propri clienti è praticamente blasfemia. Perché? Be’, perché l’imprenditore vuole essere autonomo e vuole IM-porre, non vuole che siano i propri clienti a PRO-porre. Mi spiego?

Se seguiamo questo ragionamento, aprire l’azienda alla partecipazione degli utenti significa perdere il controllo sulla domanda e questo causerebbe problemi inimmaginabili alla nostra “mitica” immagine aziendale… giusto?

Peccato che siamo nel 2018 e non negli anni ’90. Nel mondo della Rete, sempre più connessi, IL CONTROLLO È ILLUSIONE.

L’unica cosa che puoi controllare è la tua strategia.

Siamo Millennials, figli della TV a colori, cresciuti con Internet da aziende old style che internet non sapevano manco cosa fosse. Aziende grosse, dinosauri abituati a imporre la propria offerta commerciale al cliente (strategia push). In quell’ottica, il venditore ti convinceva a comprare creando intorno al marchio il MITO…

Ma ora?

Trent’anni dopo le regole del gioco sono state capovolte: la domanda decide l’offerta, i consumatori parlano alla velocità della luce con altri consumatori dall’altra parte del mondo scambiandosi opinioni. Si acquista da casa in modo indipendente e si inizia a voler partecipare alla realizzazione di qualcosa: un prodotto, un servizio, ma anche un’idea, per qualcuno un sogno… perché no?

la seconda “P”: personalizzazione

Il nuovo mercato

pexels-photo

Cambierà ancora il modo di concepire il prodotto? Forse. Sarà tutto personalizzabile da casa propria? Probabile. Però state molto attenti: nessuno ha la sfera di cristallo. E il futuro dipende dalle scelte di un insieme di singoli individui, per questo la situazione è complessa. Arduo è lanciarsi in proiezioni e previsioni oggigiorno. 😉

Nei prossimi giorni approfondirò la seconda P, ovvero la Personalizzazione. Seguite il blog se vi interessa l’argomento, e condividete che mi fa sempre piacere.

la seconda “P”: personalizzazione


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