Nuove tecniche di insegnamento

La sospensione della realtà e il learning by scenario

Se c’è una cosa che ho imparato in dieci anni di esperienza con la formazione è il fatto che le tecniche di insegnamento, soprattutto per quel che riguarda l’elearning, sono tante ed estremamente varie. Ho imparato però che qualunque corso per essere davvero efficace deve possedere una caratteristica che arriva dal mondo dello spettacolo e della scrittura creativa: la sospensione della realtà.


I bambini sospendono continuamente la realtà per entrare nella fantasia 🐲🦄

Quando ero bambino desideravo entrare in una storia e parlare con i protagonisti, volevo modificarne il finale, incidere in qualche modo nel racconto. Oggi, quando vado in scena con i miei burattini noto che più i miei spettatori sono piccoli, più riescono a sospendere la realtà, a tal punto da scardinare il senso dello spettacolo.

Non ci sono più regole: cade il confine tra spettatore e burattino.

un burattino dei Burattimatti: www.burattimatti.com

I bambini sanno che il burattino non è vivo, ma il gioco è “fare finta”. E loro sanno fare finta. Gli adulti… un po’ meno.

Il teatro dei burattini è dunque un gioco e il burattino, nel gioco, prende vita; ecco perché per il bambino è giusto (e sacrosanto direi io) avvertire il burattino quando qualcosa non va: se sbaglia, se inciampa, se cade, se qualcuno lo insegue… Insomma è normale dire: “Stai attento!”


E gli adulti…?

Nel mondo adulto, lo storytelling, tanto amato dalle aziende che ormai ne fanno un uso direi spropositato, quando è ben progettato riesce a catturare l’attenzione perfino negli adulti perché crea la medesima sospensione della realtà che si vede nei bambini.

Quando facevo l’attore e lo spettacolo veniva bene, capitava che qualcuno tra la quarta e la quinta fila rispondesse ad alta voce ai protagonisti della commedia, reagendo ad esempio con dei: “Nooo!” o dei: “Eccolo, eccolo!” a ciò che accadeva sul palcoscenico.


Gli scenari e le storie a bivio: nuove strade percorribili a scuola?💬📚

Ho sempre trovato questo fenomeno curioso. Sospendere la dimensione del reale funziona anche nel mondo della formazione, come è noto ormai da anni. Allora mi chiedo: sarebbe possibile insegnare ai bambini come prendere decisioni difficili e/o importanti? Come assumersi delle responsabilità?

Pensiamo all’informatica: se volessimo insegnare ai bambini perché bisogna fare attenzione alle minacce del web, potremmo metterli di fronte a uno scenario realistico con scelte multiple: se faccio così… accade questo; se faccio cosà… accade quello.

Oppure potremmo inventare una storia con personaggi simpatici che chiedono un aiuto su questioni importanti.

Pensiamo ad esempio al tema dell’ecologia. Storytelling: un coniglietto deve salvare il suo parco dall’inquinamento. Abbiamo varie possibilità: quale scegliamo? E quali saranno le conseguenze della nostra scelta?


In classe potremmo dunque lavorare con il teatro attraverso i laboratori espressivi aiutando i bimbi a inventare delle storie a bivio. Come?

Dividiamoli a gruppi e chiediamo ad ogni gruppo – ovviamente assistiti dall’educatore/insegnante – di inventare uno scenario multiplo basandosi su uno o più temi; poi ogni gruppo propone agli altri il proprio scenario. In questo modo ogni gruppo si confronta con gli altri su temi diversi attraverso il gioco a scelte multiple.

Con l’aiuto dell’educatore si impara così a prendere delle decisioni difficili partendo da questo principio-base: ogni azione ha una conseguenza.


Vi piace come spunto creativo? Che dite, ci si può lavorare su? 🤓

burattino Ernesto

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Bambini e Draghi

Ciao ragazzuoli!
girovagando per il web, sono incappato in una nuova pagina Facebook dedicata ai librogame e ai giochi di ruolo per bambini. Ciò ha stimolato in me una riflessione.

I giochi di ruolo, o rolegame, sono educativi e possono essere un veicolo di apprendimento molto efficace.


Apprendere tramite un contesto immersivo

Si dice “apprendere per immersione”, ovvero in storydoing, quando il discente diventa protagonista di una storia. Nel caso dei bimbi, questo è vero al cubo.

Non è semplicemente “mettersi nei panni di”…

Bisogna andare oltre: si costruisce un intero universo, un ambiente in cui il ragazzino, o la ragazzina, si senta al sicuro.

Che mondo sarà, Fantasy? Fantascienza? Avventura? Rosa? Giallo…?

Lo stile può essere quello di DV Giochi: https://www.dvgiochi.com/news/la-Mia-Prima-Avventura/

In questo caso però si parla di entertainment. La didattica è un’altra cosa.


Far passare concetti difficili divertendo

È più facile spiegare la Scienza, o la Geografia, o la Matematica tramite una storia avvincente o divertente, però va usato lo storytelling giusto al momento giusto.

A volte si tratta semplicemente di partire da un personaggio e si fa del buon vecchio character design. Si mette cioè il personaggio al centro della scena e lo studente lo segue nei suoi… avventurosi insegnamenti.

Ma… se il tutor fosse il lettore stesso?


Engagement e Storydoing: togheter we can!

Se il protagonista “sei tu”, e quindi lo storytelling diventa storydoing, tutto è molto più affascinante. Non c’è più il tutor e l’apprendimento avviene in maniera diretta ed esperienziale: faccio e imparo; sbaglio e apprendo… gioco e rigioco!

Dragon’s Lair… quanta nostalgia!

Per farvi capire la potenza del contesto immersivo, vi riporto alla luce il mitico cavaliere impavido di Dragon’s Lair… Ve lo ricordate? 😁

Esisteva anche una versione cartone animato, credo andasse in onda sulla Rai. Il protagonista mi sembra si chiamasse Sir John e funzionava così: iniziava il racconto, ti presentavano il personaggio impavido che doveva salvare la principessa, e poi Sir John veniva posto di fronte a un bivio. Da casa dovevi scommettere sulla scelta giusta.

Salta fuori pure in una puntata di Stranger Things……. 😱

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