Anticipazioni 2019

Scusate se non mi sono fatto più sentire. Vorrei avere il tempo di scrivere più spesso su questo blog. In effetti, di argomenti ne avrei pure troppi! Alcuni particolarmente delicati, che richiederebbero una discussione approfondita. Ad esempio il post che ho scritto su Bandernatch, l’esperimento interattivo “a bivio” di Netflix, 28 dicembre 2018, meriterebbe molti approfondimenti.

Ma ci sarà tempo e modo.


Grandi novità per il 2019!!!

Quest’anno il blog alamedaproject.com farà un enorme salto di qualità. Prenderà il via da febbraio una stagione di interviste, la prima delle quali con Ettore Guarnaccia, autore del libro: Generazione Z.


Altre scoppiettanti novità!!!

Stiamo lavorando alacremente al progetto libri partecipati e, se tutto andrà come deve andare, il 2019 sarà l’anno ufficiale di #ZeroAlpha, il primo libro partecipato della storia!

Seguite il blog per tenervi aggiornati!

Netflix lancia Bandersnatch!

Costretto a parlarne male.

E’ la prima volta che mi vedo costretto a modificare i contenuti di un mio post. Vi avevo introdotto entusiasticamente a Bandersnatch, il nuovo esperimento interattivo di Netflix, ma ora che l’ho visto, o meglio, che ho provato a giocarci, devo smorzare l’euforia.

All’inizio mi sembrava una cosa fichissima, ma dopo le prime tre scelte ho visto subito che qualcosa che non andava.

Bandersnatch fa parte della collana Black Mirror. Racconta la storia di un programmatore di videogiochi che, nel 1984, inventa un nuovo tipo di gioco a percorsi multipli basato sul libro Bandersnatch, un vecchio libro-game in cui il lettore decide come deve proseguire la storia.

Fin qui tutto bene. Insomma, se fosse una semplice puntata di Black Mirror finirebbe male e basta; ma non è questo il caso.

Si tratta di un vero e proprio movie-game in cui sei tu che decidi cosa deve fare il protagonista. Il problema è che le scelte diventano sempre più cervellotiche e spingono addirittura, in tre o quattro sentieri, alla violenza gratuita. Addirittura invitano a suicidare il protagonista.

Bandersnatch ti entra in testa a livello subliminale, con un gioco psicologico da veri e propri malati di mente.

Credo che gli autori di Netflix avrebbero dovuto iniziare da cose più semplici per un esperimento del genere. Esperimento che sicuramente farà guadagnare spettatori alla piattaforma, ma stimolerà parecchie discussioni.

Io l’ho sperimentato e mi ha lasciato confuso, disorientato e con un senso di fastidio che mi ha preso lo stomaco. Non credo sia positiva questa cosa, anzi.

La struttura a bivio crea dipendenza?

Giocando a Bandersnatch ho avvertito l’euforia malata del giocatore che non accetta di perdere e si sente in “dovere” di ricominciare e fare scelte diverse; questo però porta il cervello a connettersi con il protagonista, ad “assorbire” la sua pazzia.

Stephan, il protagonista, è un dissociato schizofrenico che ha subito un trauma da piccolo e per questo è pazzo. E la sua pazzia alla fine contagia lo spettatore: con finali alternativi così caotici, non si capisce più l’intreccio né la trama generale: tutto perde significato.

Insomma un caos indescrivibile. Non mi è piaciuto.

Giudizio generale: PERICOLOSO per le persone sensibili.

Idea interattiva: buona, vorrei vederla su Dr. Who.

Trama: naif, stupida, idiota.

Giudizio sulla struttura a bivio: deludente, mi ha insegnato cosa NON devo fare per progettare una storia.

Concludendo: giocando ti rendi conto che, per quanto tu cerchi di portare la storia su un binario sensato e coerente, il protagonista incasinerà sempre la storia, spesso sfociando nella violenza estrema (omicidio / suicidio).

Pessimo!!! Alla prossima…

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