Ciro : anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 5: Un compito facile facile

Un tempo Micillina era una dama rispettabile. Lavorava per il sovrano del regno oltre il bosco dei pini ed era così brava che il re l’aveva nominata consigliera. Le cose però cambiarono quando fu accusata di stregoneria. Dopo che fu cacciata in malo modo dal regno, Micillina passò anni e anni a meditar vendetta.

La strega accompagnò il diavoletto Ciro nella propria dimora, una catapecchia fatta di legno marcio e vecchie lamiere arrugginite. Quando Ciro entrò, il suo naso fu punzecchiato dall’odore di muffa.

Quella casa era vuota: non c’erano mobili; solo un grosso pentolone che bolliva al centro di una stanza piccola piccola; ma c’era anche una mensola con sopra un alambicco, alcune boccette impolverate piene di intrugli colorati; poi tanta polvere e ragnatele… ragnatele ovunque!

La pozione di Micillina
La pozione di Micillina – E. Casini

 

– Quello che devi fare è recarti nel castello del re e chiedere alloggio – spiegò la strega. – Il sovrano ti chiederà da quale regno provieni e tu risponderai che vieni dal lontano Oriente. Il  re adora le terre lontane, perciò ti sarà facile entrare nelle sue grazie. A quel punto egli organizzerà un banchetto in tuo onore, e mentre tutti saranno allegri e preoccupati di riempirsi la pancia, prenderai in disparte la principessa e le offrirai da bere.

Dalla mensola, la strega prese una boccetta con un liquido viola.

– Nella coppa verserai questo – disse – un veleno che agisce lentamente e ti darà il tempo di scappare. E così quando la principessa morrà, tu sarai già lontano.

Divertiti a colorare Ciro!

la_pozione
Scarica l’immagine e divertiti a colorarla come piace a te!

Storia di una storia

Vi racconto una storia: la storia di una storia.

Tre anni fa, nel 2014, pubblicai un volumetto dal titolo un po’ strano, trattandosi di una fiaba per bambini. Si chiamava: Piano piano, porta a porta.

piano piano porta a porta
Piano piano porta a porta, L.Editrice, ISBN 9788898778010

Scrissi questa storia di 15 pagine nel 2010 per un concorso letterario di cui ricordo solo il tema: “la porta“. Mi sembrava un po’ banalotto come tema; all’epoca si impazziva per Le cronache di Narnia. A me però la porta dell’armadio verso altri mondi mi pareva sempre lo stesso cliché ripetuto allo spasmo. Così proposi una cosa diversa.

Pensai ad una storia ben calibrata, in cui la porta non era altro che il pretesto per raccontare un percorso. Il principe deve raggiungere la principessa ma si trova di fronte a una, due, tre porte chiuse. Davanti ad ogni porta c’è una persona che soffre e che dice dice sempre la stessa frase: “Questa porta è chiusa e non v’è chiave che la apra, né spranga che la forzi”.

 

Di fronte a una porta chiusa molti si girano e tornano indietro senza salutare; invece il principe rimane, si siede e parla con chi ha bisogno di essere ascoltato.

Pensai che una storia così poteva insegnare i valori dell’ascolto e della pazienza. La fiaba stessa è lunga, eppure è avvincente! Pensai: “questo è un capolavoro”. Era una storia bella perché era autentica, era mia. Non era frutto di un cliché. Era quello che avevo dentro… quello che avevo da dire, da insegnare.

Persi il concorso. Non arrivai nemmeno fra i primi 20.

Allora feci leggere la fiaba ad uno scrittore e mi venne consigliato di scrivere in modo diverso. Ma io non volevo scrivere in modo diverso! Secondo me quella storia era scritta bene. Allora la feci leggere ad un’amica che studiava illustrazione, che di bambini se ne intende. Forse questa volta…

Troppo classica“, mi disse. “Non funziona una storia così”.

Non capivo: la mia amica mi aveva detto che non funzionava. Mi disperai e chiusi la fiaba in un cassetto con la malsana idea di lasciarcela per sempre. Mi convinsi che una storia così non interessava a nessuno, che era scritta male, che in fin dei conti era troppo classica.

Poi, nel 2013, per caso mi imbattei nel file piano_piano_porta_a_porta.doc.  Lo aprii e iniziai a leggere la fiaba che avevo scritto tre anni prima. Me ne ero completamente dimenticato. Non riuscivo a scollare gli occhi dal testo. Dovevo assolutamente leggerla tutta. Ma l’avevo scritta io??? Ma… aspetta un minuto! Non era “la storia che non funziona“? Ma allora perché diavolo a me piace così tanto leggerla?

Forse non funzionavo io, o forse mi mancava qualcosa. Presi il cellulare e chiamai Valeria Rambaldi. Le chiesi se aveva voglia di illustrare una storia e che, ovviamente, l’avrei pagata. Lei disse di sì.

Così la fiaba fu illustrata da Valeria. E per la miseria se mi piacciono quelle illustrazioni!

Poi arrivò la pubblicazione con L.Editrice. Ci siamo, pensai! Con le illustrazioni di Valeria, la fiaba funzionerà… è fatta!

Non funzionò. Perlomeno non bene come speravo. Ricevevo critiche del tipo: “il testo è troppo denso“, “la storia è classica“; “è una fiaba” (la critica finiva lì, giuro!).

Passarono due anni. Nel frattempo i bambini leggevano e mi chiedevano: “quando ne scrivi un’altra?”, E improvvisamente capii: non erano i genitori che dovevo catturare, ma i bambini!

Iniziai a regalare la fiaba a destra e a manca. I bambini piccoli piccoli se la facevano leggere dalle mamme prima di addormentarsi. Qualcuno, dopo che i bambini l’avavno ascoltata più volte, volle pagarmela assolutamente. “Va bene”, dicevo io, “sono 5 euro“. “Così poco?“, mi chiese una mamma. “Sì”, rispondevo io. “Mi basta coprire le spese di stampa“.

Sono passati tre anni esatti dalla pubblicazione. Più di mille copie hanno preso il largo. Per andare chi lo sa dove… Ma oggi una mamma è entrata in ludoteca con le due figliole e con il più grande dei sorrisi mi ha detto che il mio libretto era bellissimo.

Alcune persone trovano un libro bello, altre no.
Ma i valori positivi che vi sono racchiusi restano dentro,
come un sorriso ti resta nell’anima. 

Se ne volete una copia, scrivetemi dalla pagina CONTATTI.

Grazie,

Enri

 

 

 

Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 4: La strega Micillina

Vagò nel bosco per ore e ore, ma della strega Micillina nessuna traccia. La cosa buffa è che pure Micillina vagò per ore e ore in cerca del diavoletto. I due compirono un cerchio rincorrendosi, senza saperlo. Poi finalmente, quando ormai era scesa la sera, si incontrarono.

Micillina e Ciro - Elettra Casini
La strega Micillina e il diavoletto Ciro – E. Casini

– Saresti tu il diavolo che ho richiesto? – chiese la strega con voce nasale.
Indossava un fazzoletto sulla testa e dei vestiti logori. La sua pelle era tutta grinzosa e aveva un bruttissimo naso adunco.
– Credo di sì – rispose Ciro alla domanda che gli era stata posta, – e tu sei la strega Micillina?
– Strega…! – rispose quella schifata, – non sono una strega, io! Sono… sono… un’esperta di magia nera!
– Ah, ecco! – esclamò Ciro, – allora sei una fattucchiera!
– Ma quale fattucchiera! Un po’ di rispetto, giovinastro! E bando alle ciance: sei o non sei il diavolo che ho richiesto?
– Sì, sono io.
– Bene. Ho io un bel lavoretto per te.
– Meno male! Sa, perché certe volte…
Micillina lo interruppe con un gestaccio della mano: – Senti, chiacchierone – disse con la sua vocetta stridula – non ho mica tempo da perdere, io. Ho già venduto l’anima al diavolo, e mi deve ancora pagare, perciò adesso stai zitto e seguimi.

Divertiti a colorare Ciro!

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 3: Un atterraggio brusco

Testi: Enrico Matteazzi
Illustrazioni: Elettra Casini

Gli amici diavoletti non parlavano bene del pianeta Terra: dicevano tutti che era un posto brutto, troppo verde e troppo blu. Per fortuna ci pensavano gli uomini a rovinarlo, altrimenti sai che noia!

Diavoletto Ciro
Il diavoletto Ciro tra i pini – Elettra Casini

Così dicevano, eppure al diavoletto Ciro non sembrava un posto così brutto; anzi, quasi quasi lo trovava carino. Perlomeno il luogo in cui era atterrato: un bosco di pini dai quali si sollevava un profumo di resina assai gradevole.

Ciro si alzò, si spolverò ben bene e si mise subito alla ricerca della strega.

Divertiti a colorare Ciro, il diavoletto!

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 2: Il calcione del diavolo

Tutti sanno che c’è solo un modo per raggiungere la Terra dall’inferno: il calcione del diavolo. E c’è solo un diavolo in tutto l’inferno che può dare il calcione: Belzebù.

il calcione del diavolo
Il calcione del diavolo (E. Casini)

Ora, tutti sanno che i piedoni di Belzebù puzzano parecchio e, in effetti, ogni volta che il diavolo solleva il suo piedone, la puzza in pochi istanti invade tutto l’inferno. Ma Ciro era un diavoletto furbo e prima di ricevere il calcione si tappò ben bene le narici

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Da oggi, tutte le domeniche alle 9.30 su alamedaproject.com verrà pubblicata una nuova fiaba illustrata (rigorosamente a manina) da Elettra Casini e scritta da Enrico Matteazzi (io). Ecco qui la primissima puntata:

Un giorno speciale

Il diavoletto Ciro era emozionatissimo. Finalmente avrebbe ottenuto l’agognato diploma e sarebbe diventato un diavolo grande, con tanto di forcone.

diavoletto Ciro
Il diavoletto Ciro, ill. di Elettra Casini

Tutti i diavoli grandi avevano il forcone, ma bisognava passare l’esame finale per ottenerlo. Diventare grandi non era mica facile! Belzebù, il più grande e grosso (…e puzzolente) di tutti i diavoli dell’inferno era un esaminatore molto severo.

Belzebù spiegò quindi a Ciro ciò che doveva fare: salire sulla Terra e trovare una strega di nome Micillina che lo attendeva per una missione…

Divertiti a colorare Ciro!

Divertiti a colorare il diavoletto Ciro! 🙂 Clicca sull’immagine per vederla ingrandita, stampala e ri-colorala come vuoi tu! 😉 A domenica prossima con un’altra puntata…

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Clicca l’immagine per scaricarla e stampala!

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