Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 9: La principessa, il veleno e la finestra

Come aveva detto Micillina, il re fece subito preparare un lauto banchetto in onore del principe Amìr di Abumàr. Alla cena prese parte anche la bellissima figlia del re.

Ora, è bene sapere che il regno oltre il bosco dei pini aveva una ferrea tradizione: la figlia del re in età da marito doveva passare un periodo chiamato “inverno bianco” nel quale non poteva mostrare il proprio volto in pubblico. Quella sera la bella principessa indossava, per l’appunto, un velo candido come la neve che le lasciava scoperti solo gli occhi.

Senza farsi notare, il principe Amìr versò il veleno nella coppa di vino della principessa e glielo porse. Lei guardò il finto principe stringendo gli occhi a mandorla, e fu allora che Ciro ebbe la strana sensazione di averla già incontrata. Poi, all’improvvisò capì.

Ciro - finto principe
Il finto principe – matite di Elettra Casini

– Ferma, non bere! – gridò strappando la coppa dalle mani della principessa; quindi la gettò lontano. Spaventata da quel gesto inaspettato, la povera ragazza cacciò un urlo. Il re suo padre accorse immediatamente per vedere che stava accadendo.

Le guardie reali erano pronte ad arrestare chi aveva osato far urlare la bella principessa. Preso dal panico, Il principe Amìr corse alla prima finestra che vide, la spalancò e, senza pensarci due volte, si buttò dall’altra parte.

Divertiti a colorare il principe Amìr!

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 8: Chi non conosce il regno di Abumàr?

Una volta giunto al castello, Ciro si fermò davanti all’enorme portone d’ingresso, bussò e attese. Ben presto un omaccio grande e grosso si affacciò e chiese: – Chi va là?

– Sono il principe Amìr di Abumàr. Devo vedere il re.
– Oh, principe Amìr, quale onore! – finse stupore l’altro, che in realtà non aveva mai sentito nominare né il principe né il suo regno, ma di certo non voleva fare brutta figura!

Il portone dunque fu aperto e il principe fece il suo ingresso nel cortile del castello e fu accolto dal re in pompa magna.

– Principe Amìr, quale onore! – lo salutò re Goffredo nella sala del trono. – Prego, avvicinatevi!
Il (finto) principe fece un profondo (e finto) inchino: – Buongiorno, mio re!

– Da dov’è che provenite, o principe? – chiese il sovrano.
– Da un paese dell’Oriente, maestà – rispose l’altro.
– Oooooh! – fece il re estasiato.
– Oooooh! – fecero eco i suoi sudditi.
– E com’è che si chiama questo paese d’Oriente? – chiese ancora sua maestà.
– Abumàr, vostra grazia – rispose il (finto) principe.

re Goffredo
Il re Goffredo – Elettra Casini

Il re, che non aveva mai sentito un regno con quel nome, siccome non voleva fare brutta figura di fronte ai suoi sudditi, dopo aver mostrato il più ampio dei sorrisi, si affrettò a dire: – Oh! Sì, certo! Chi non conosce la meravigliosa terra di Abumàr!

Divertiti a colorare il re!

 

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 7: La fanciulla nella radura

– Ah! – esclamò la strega – lo sapevo che avrebbe funzionato!
Corse quindi a prendere un enorme specchio polveroso e lo mise davanti a Ciro.
– Ecco qua! Ora sei il principe Amìr di Abumàr!

In effetti, Ciro adesso era proprio un principe, con tanto di vestito sontuoso, lungo mantello e un turbante azzurro sulla testa. La strega Micillina gli diede anche un bellissimo cavallo bianco con il quale il neo principe cavalcò oltre il bosco di pini, fino a raggiungere una radura. Lì Ciro scorse una fanciulla intenta a raccogliere margherite.

 

Angelica
La bella Angelica – matite di Elettra Casini

Il volto della ragazza era illuminato dal timido sole del mattino che la rendeva bella perfino agli occhi di un diavolo. Infatti Ciro sussultò un pochino quando la raggiunse, e lei, non appena lo vide arrivare, si sistemò i lunghi capelli biondi che le coprivano parte del volto.

Era bellissima e Ciro all’improvviso sentì qualcosa battere nel petto, una cosa che il diavoletto non aveva mai avvertito prima. Chi lo sa che cos’era…

La fanciulla sorrise stringendo gli occhi, un gesto che il diavoletto Ciro avrebbe ricordato a lungo.
– Dove vai, mio bel principe? – chiese lei.
– Devo andare al castello – rispose lui – sapresti indicarmi la strada?
– Prosegui per questa radura – disse la fanciulla puntando il dito alla sua destra – laggiù c’è un sentiero che ti condurrà al castello.

Prima di andare, Ciro volle chiedere alla fanciulla il suo nome. Lei sorrise ancora e, dopo una breve pausa, rispose: – Angelica.

Divertiti a colorare Angelica!

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 6: Una pozione non proprio perfetta

La strega indicò a Ciro l’enorme pentolone al centro della stanza. In quel pentolone bolliva una brodaglia nauseabonda. Micillina vi intinse un grosso mestolo di legno e ordinò al diavoletto di bere e subito dopo ripetere tre volte la formula magica:

Maramao maramò,
un principe diverrò!
Maramao maramello,
il principe più bello!
Maramao maramurro,
un bel principe azzurro!

Ciro afferrò il mestolo e, con gran fatica, trangugiò la brodaglia e dopo ripeté per tre volte la formula magica, però non accadde nulla. Forse la quantità di pozione non era abbastanza. Micillina strappò il mestolo dalle mani di Ciro e lo intinse di nuovo nel pentolone. Il diavoletto bevve ancora, ripeté la formula, ma non accadde un bel niente.

il calderone della strega
Il calderone della strega Micillina – E. Casini

Micillina iniziò ad innervosirsi. – Non capisco – si lamentò – avresti dovuto trasformarti in un bellissimo principe azzurro.

Ci riprovarono una terza, una quarta, una quinta volta, finché il pentolone fu svuotato del tutto. La faccia di Ciro, intanto, da rossa divenne blu, poi gialla, poi verde… e gli venne un terribile mal di stomaco.

Divertiti a colorare Ciro!

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Ciro : anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 5: Un compito facile facile

Un tempo Micillina era una dama rispettabile. Lavorava per il sovrano del regno oltre il bosco dei pini ed era così brava che il re l’aveva nominata consigliera. Le cose però cambiarono quando fu accusata di stregoneria. Dopo che fu cacciata in malo modo dal regno, Micillina passò anni e anni a meditar vendetta.

La strega accompagnò il diavoletto Ciro nella propria dimora, una catapecchia fatta di legno marcio e vecchie lamiere arrugginite. Quando Ciro entrò, il suo naso fu punzecchiato dall’odore di muffa.

Quella casa era vuota: non c’erano mobili; solo un grosso pentolone che bolliva al centro di una stanza piccola piccola; ma c’era anche una mensola con sopra un alambicco, alcune boccette impolverate piene di intrugli colorati; poi tanta polvere e ragnatele… ragnatele ovunque!

La pozione di Micillina
La pozione di Micillina – E. Casini

 

– Quello che devi fare è recarti nel castello del re e chiedere alloggio – spiegò la strega. – Il sovrano ti chiederà da quale regno provieni e tu risponderai che vieni dal lontano Oriente. Il  re adora le terre lontane, perciò ti sarà facile entrare nelle sue grazie. A quel punto egli organizzerà un banchetto in tuo onore, e mentre tutti saranno allegri e preoccupati di riempirsi la pancia, prenderai in disparte la principessa e le offrirai da bere.

Dalla mensola, la strega prese una boccetta con un liquido viola.

– Nella coppa verserai questo – disse – un veleno che agisce lentamente e ti darà il tempo di scappare. E così quando la principessa morrà, tu sarai già lontano.

Divertiti a colorare Ciro!

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