Storyline 360: Il player

Ciao ragazzuoli,
in questa quinta lezione, che per comodità di LinkedIn e buona pace degli sviluppatori affamati di “virtute e canoscenza” sarà divisa in due parti, vediamo le caratteristiche del player di Articulate Storyline 360.

Non cambia molto dal vecchio Storyline, per chi lo conosce; però la versione 360 ha anche il Modern Player, con qualche chicca smart in più, tipo la barra del player più sottile (…vabbè) e qualche chicca in meno, tipo che non si può modificare nulla come invece si può ancora fare con il Classic Player.

Personalmente il Modern mi lascia perplesso, ma io comunque alla fine customizzo tutto e chissenefrega. Fatelo anche voi. Creare menu e barre ad hoc è certamente un procedimento lungo e complesso ma porta a risultati qualitativamente superiori, con il vantaggio che qualora il Cliente vi chiedesse delle modifiche, voi sarete sul pezzo e potrete dire felici: “Nessun problema!” 😀

Parte 1/2


Parte 2/2


Cose che dovete sapere! 😉

Il nuovo player Modern Style di Storyline 360 esporta SOLO in html5. Quindi se siete costretti ad esportare in Flash (ma davvero esportate ancora in Flash…?) usate il Classics e modificate le impostazioni dal bottone “colors

Making a change

Costruiamo ponti fra le persone

Questo è ciò che sta accadendo nel mondo… Si può cambiare?

Emi Mahmuoud: “Me and my brothers and sisters are making a bridge…”

Storyline 360: triggers e animazioni

Ciao ragazzuoli!
Ecco il quarto tutorial su Articulate Storyline 360. In questo breve video, in meno di 10 minuti vediamo come gestire i trigger che regolano le animazioni di due oggetti semplici semplici: un quadratino e un cerchietto.

L’idea è: prima facciamo spostare il quadrato; poi, al termine di questa animazione/spostamento, facciamo muovere anche il cerchio.

…facile, no?

Gamebook! In Italia il librogame sfonda (di nuovo)

Cercasi autori (non ancora cimentatisi) con i gamebooks

Chi ha orecchi per intendere, intenda.

Mauro Longo ci parla della situazione del librogame, che sta vivendo un vero e proprio Rinascimento nel nostro Paese. In effetti, molte case editrici stanno puntando sui Libri Game e sui Giochi di Ruolo o Role Games. Per ora sono scommesse, ma i numeri ci sono… Ascoltiamo cosa dice Mauro:


Nuova linfa per il Fantastico italiano

Se vuole tornare a crescere con i numeri, l’Editoria si deve evolvere. Il Fantastico italiano in questo momento ha bisogno di autori che escano dagli schemi classici. Basta racconti lineari! E’ il momento di de-strutturare, di giocare!


Il Gaming nell’editoria italiana

Abbiamo parlato molte volte in questo blog dell’importanza crescente della Gamification nel settore e-learning e di come anche le aziende stiano puntando sull’aspetto della partecipazione attiva. Ma anche l’editoria non viene esclusa da questa onda di gioco, che si rifà ai giochi di ruolo degli anni ’80 e ’90.

Il tema della partecipazione è ormai indissolubilmente legato ai Social Network: Facebook, Instagram, LinkedIn, Watsapp, Youtube… e poi, in misura ormai minore, c’è Twitter, anche se per me è Twitter è una piattaforma stupida, inutile e senza senso (mantengo l’account solo per Alameda Project, ma non ne ho alcun ritorno intermini di visibilità). Boh…


È il momento di rinascere con i libri-gioco!

Il librogame, con la sua struttura decisionale a bivio, si inserisce in una Nuova Economia che fa della partecipazione un motore di sviluppo.

Per vincere (è il caso di dirlo) in questo ambiente iper partecipativo, l’editore deve decidersi a rompere la barriera della carta e rendere il lettore partecipe al 110%, perché invitando il lettore a giocare, questi apprezzerà l’atto stesso del leggere dieci volte di più.

Le profezie di AP

…che ci sarà dopo la Gamification?

Moviefication

Non esiste solo il gioco. C’è un altro modo per rendere un corso interessante e coinvolgente, anche senza rendere il tutto interattivo. L’ho chiamato Moviefication, il procedimento per cui si veicola un contenuto tramite un movie, ovvero un film, meglio se una serie sul modello Netflix.

Facciamo finta che…

Basandosi sulle tecniche dello storytelling, si possono creare contesti in “serie” (season, in inglese). E come si può fare? Vediamo insieme i dettagli del moving.

Che cos’è il Moving?

Contesto: Dobbiamo insegnare l’Etica Morale a studenti che non sanno nulla di filosofia senza rendere il tutto ai limiti della noia titale. Come possiamo fare? Una possibilità già ce l’abbiamo: gaming e storytelling. Cioè possiamo immergere i nostri bravi studentelli in un contesto partecipante, ingaggiante, stimolante… e quant’altro. Ma c’è anche una seconda soluzione: il moving, appunto.

Di che cosa abbiamo bisogno: uno scenario semplice, con pochi attori e un set low budget. Dobbiamo puntare sulla storia e sulla relazione fra i personaggi. Ovviamente dipende dall’argomento, ma l’ambiente è sempre secondario se spostiamo l’attenzione sull’attore. Quindi il personaggio e la relazione con gli altri personaggi creano la storia ingaggiante.

Servono almeno 3 personaggi che entrino in relazione fra loro, che si mettano in crisi e che quindi creino tensione narrativa.

Quando abbiano un plot narrativo di questo tipo, ovvero una tipica tensione a triangolo, inseriamo i contenuti e-learning che vogliamo veicolare stressandoli con la storia.

Scena tratta da “The Good Place”, una serie in onda su Netflix

Ad esempio, immaginiamo un professore di Filosofia costretto ad insegnare Etica ad una ragazza zuccona e ignorante. Ad un certo punto però usciamo dall’insegnamento e mettiamo alla prova l’insegnante stesso: facciamo in modo che si innamori della sua allieva. Avremmo così creato una situazione assurda per cui l’insegnante impara insegnando e continua a rinforzare i contenuti ripèetendo concetti di filosofia che lui stesso non riesce ad applicare. Fantastico!

E’ proprio quello che accade nelle prime due stagioni di “The Good Place“, serie in onda su Netflix.

Il fatto più interessante è il collegamento che il cervello fa mettendo insieme concetti complessi con la complessa emotività dei personaggi. In pratica, la complicata relazione sentimentale fra i due personaggi si incrocia con i contenuti, ce li fa sentire, avvertire, vivere (in inglese il termine “to feel” racchiude tutti questi significati).

Il modo più veloce per fissare in testa i contenuti è associarli ad una emozione. Ecco perché la tensione della storia è importante; ma è importante anche il fattore sorpresa, non dimentichiamolo!

Scena tratta da “The Good Place”, una serie in onda su Netflix

I consigli Alamediani di oggi

Per capire le potenzialità della movification, dopo aver letto questo articolo, andate a guardare (o a ri-guardare con occhi nuovi) la serie in onda su Netflix “The Good Place” (La parte buona).

In questa serie si racconta di una persona volgare e irrispettosa del prossimo che dovrebbe essere mandata all’inferno, ma per errore si ritrova in paradiso; quindi deve fare finta di essere buona.

Dovendo “fare finta” è costretta ad istruirsi su cosa è bene e cosa è male e così impara filosofie come l’Utilitarismo, il Consequenzialismo, ecc… Questi concetti sono spiegati da un personaggio secondario, punto per punto. Non vi dico altro. Guardate la serie se siete curiosi. Alla prossima! 😉

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