Netflix lancia Bandersnatch!

Costretto a parlarne male.

E’ la prima volta che mi vedo costretto a modificare i contenuti di un mio post. Vi avevo introdotto entusiasticamente a Bandersnatch, il nuovo esperimento interattivo di Netflix, ma ora che l’ho visto, o meglio, che ho provato a giocarci, devo smorzare l’euforia.

All’inizio mi sembrava una cosa fichissima, ma dopo le prime tre scelte ho visto subito che qualcosa che non andava.

Bandersnatch fa parte della collana Black Mirror. Racconta la storia di un programmatore di videogiochi che, nel 1984, inventa un nuovo tipo di gioco a percorsi multipli basato sul libro Bandersnatch, un vecchio libro-game in cui il lettore decide come deve proseguire la storia.

Fin qui tutto bene. Insomma, se fosse una semplice puntata di Black Mirror finirebbe male e basta; ma non è questo il caso.

Si tratta di un vero e proprio movie-game in cui sei tu che decidi cosa deve fare il protagonista. Il problema è che le scelte diventano sempre più cervellotiche e spingono addirittura, in tre o quattro sentieri, alla violenza gratuita. Addirittura invitano a suicidare il protagonista.

Bandersnatch ti entra in testa a livello subliminale, con un gioco psicologico da veri e propri malati di mente.

Credo che gli autori di Netflix avrebbero dovuto iniziare da cose più semplici per un esperimento del genere. Esperimento che sicuramente farà guadagnare spettatori alla piattaforma, ma stimolerà parecchie discussioni.

Io l’ho sperimentato e mi ha lasciato confuso, disorientato e con un senso di fastidio che mi ha preso lo stomaco. Non credo sia positiva questa cosa, anzi.

La struttura a bivio crea dipendenza?

Giocando a Bandersnatch ho avvertito l’euforia malata del giocatore che non accetta di perdere e si sente in “dovere” di ricominciare e fare scelte diverse; questo però porta il cervello a connettersi con il protagonista, ad “assorbire” la sua pazzia.

Stephan, il protagonista, è un dissociato schizofrenico che ha subito un trauma da piccolo e per questo è pazzo. E la sua pazzia alla fine contagia lo spettatore: con finali alternativi così caotici, non si capisce più l’intreccio né la trama generale: tutto perde significato.

Insomma un caos indescrivibile. Non mi è piaciuto.

Giudizio generale: PERICOLOSO per le persone sensibili.

Idea interattiva: buona, vorrei vederla su Dr. Who.

Trama: naif, stupida, idiota.

Giudizio sulla struttura a bivio: deludente, mi ha insegnato cosa NON devo fare per progettare una storia.

Concludendo: giocando ti rendi conto che, per quanto tu cerchi di portare la storia su un binario sensato e coerente, il protagonista incasinerà sempre la storia, spesso sfociando nella violenza estrema (omicidio / suicidio).

Pessimo!!! Alla prossima…

Buon Natale da Alameda Project!

Buone Feste!!!

Che sia un anno pieno di belle sorprese, con la famiglia di Alameda Project e dei Burattimatti! Vogliamo lasciarvi con una piccola semplice poesia. Le parole sono state riprese da un caro amico Gabriele, da lui riscritte e ri-adattate, quindi chiedo perdono all’autore originario, anche perché non ricordo più chi sia… (accidenti alla memoria! 😛 )

Guidami luce amica

Guidami luce amica
nell’incerto cammino,
sostieni i miei passi esitanti
Non pretendo di vedere l’orizzonte lontano,
anche un passo alla volta mi basta.
Un tempo l’orgoglio dominava la mente
pensavo di bastare a me stesso,
presumevo di vedere chiaro.
Ma ora ti accolgo, luce amica,
guidami tra paure, ansie, crisi e cadute
finché passata la notte,
allo spuntare dell’alba,
io possa vedere davanti a me
un cammino di pace e di serenità.

Un Natale di…

… letture animate per i vostri cuccioli!

Ciao ragazzuoli, lo sapevate che la i BurattiMatti insieme a Gallio Eventi hanno organizzato delle simpaticissime letture animate? …ma come no? Il primo libro, Buon Natale Topolazzi, lo abbiamo letto sabato 15 dicembre 2018, ma se non siete riusciti a portare i vostri cuccioli, non preoccupatevi perché di letture ce ne saranno altre quattro.

Qui vi giro il programma completo:

L’appuntamento è sempre a Gallio, Piazzetta Giardini.
Info sulla pagina Facebook dei Burattimatti e su Gallio Turismo.

E in caso di estremo gelo???

Niente paura! Se fa freddo, ci trasferiamo nella Sala Verde, proprio davanti alla piazzetta. Passate parola…

Generazione Z: manca l’educazione civica digitale

Qual è il grado di consapevolezza di scuole e famiglie riguardo i rischi a cui vanno incontro i Nativi Digitali?

A queste e a molte altre domande si prova a dare una risposta concreta con questo libro: Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa.

Scuola e genitori sono impreparati al mondo digitale.

In questo video introduco i contenuti del libro e l’autore, Ettore Guarnaccia, manager del settore bancario, esperto in Cybersecurity e Gestione del Rischio, nonché ideatore e uomo cardine di un progetto di indagine statistica che ha raccolto i dati di centinaia di giovani nati dopo l’anno 2000. È questa, infatti, la cosiddetta Generazione Z, ai più nota come Generazione dei Nativi Digitali.

Ho chiesto gentilmente ad Ettore (e rinnovo qui la richiesta) di concedermi una breve intervista, per discutere insieme, ad esempio, una delle tematiche affrontate nel libro: il cyberbullismo

Quello che manca è una eduzione civica digitale.

La tecnologia è meravigliosa, ma va compresa anche negli aspetti negativi. Se non si capisce che Internet è tanto affascinante quanto pericoloso si commette un errore.

La realtà è frutto della percezione e ha sempre (almeno) due facce.

Riflettiamo bene su questo. Ciao e al prossimo post!

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