Storytelling o storydoing? (parte 2/2)

Che cosa significa Storydoing?

Il termine è composto da “story” + “doing”, ovvero: storia accompagnata all’azione. Per spiegare meglio partiamo dall’ottima definizione che ne danno Viola e Idone Cassone nel loro libro L’arte del coinvolgimento (Hoepli, 2017):

L’idea alla base dello storydoing si basa su questo principio: trasformare un utente che si limita ad ascoltare una storia in un personaggio attivo in una storia tutta sua.

In pratica si tratta di coinvolgere gli utenti al punto da spingerli a partecipare. Storydoing è proporre una scelta, è fornire uno stimolo.

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Lo Storydoing sostituisce il “telling”?

Assolutamente no. L’azione (doing) non deve sostituire il racconto (telling), perché il primo senza il secondo risulta vuoto. Quando invece l’azione si fonde con la narrazione, il tutto diventa una bomba a orologeria, pronta a scoppiare nel momento in cui le scelte dell’utente finale sono ripagate con un premio.

Il regalo finale può essere anche qualcosa di immateriale, come succede nei videogiochi. E, in effetti, i videogiochi sono stati i primi a sperimentare gli effetti del premio che arriva dopo un momento difficile.

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Pensa a una situazione tipica: sei un grande guerriero che ha raggiunto con grande fatica il livello finale e all’improvviso vieni messo di fronte a una scelta: una porta conduce alla principessa; l’altra conduce a morte certa. Cosa succede nella tua mente quando apri la porta e vedi la principessa che ti viene incontro, ti abbraccia e ti ringrazia?

Emozioni positive generano ricordi a lungo termine

L’emozione positiva, quando arriva dopo la tensione, è come un uragano che travolge tutto. L’energia euforica che si scarica in quel preciso momento crea i presupposti perfetti per un’associazione a lungo termine. Da lì in poi per il cervello risulterà semplice ricordare a distanza di tempo.

Ecco perché Alameda Project punta sulle storie partecipate, contenuti basati sullo storydoing integrato allo storytelling. Spingere alla curiosità con una domanda, con un invito a rispondere per aprire un passaggio segreto o una porta, o semplicemente per far cambiare il corso di una storia può essere la chiave giusta anche per imparare.

Poi c’è il call to action… ma, parafrasando Ende, questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata in un altro post. 😉

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