I sogni son desideri…

Andiamo a Roma!

Ciao a tutti e ciao a tutte! Mi scuso se non mi faccio sentire da giorni, ma ho avuto da fare. Ebbene sì, lavoro anch’io! Solo che il mio è un lavoro un po’ insolito: progetto corsi e-learning e mi invento giochini sempre nuovi da proporre alle case editrici multimediali oppure ai tour operator che hanno voglia di inserire della tecnologia multi-device per dare un valore più esperienziale alla propria offerta.

Educazione esperienziale: arriva l’edutainment!

Qualcuno lo chiama edutainment, che sarebbe la fusione tra education + entertainment, qualcun altro preferisce il nuovo termine tecno-didattica, ma alla fine sono sinonimi; il concetto è dare ai bambini un prodotto stimolante e divertente che insegni loro nozioni anche difficili.

Infatti divertendosi il bambino impara prima; inoltre le nozioni rimangono impresse nella memoria a lungo termine e vengono ripescate a distanza di mesi, o di anni, se associate a un ricordo positivo.

Col tempo ci si è resi conto che l’esperienza e la condivisione sono due elementi importantissimi. Lo ha capito bene il Social Marketing che ha fatto dell’esperienziale una vera e propria scienza. In futuro farà la differenza l’emozione legata all’acquisto, come, ne siamo convinti, l’esperienza legata all’apprendimento.

Alla più grande crisi globale della storia dell’umanità sopravvive solo chi sa andare oltre i propri limiti

Io credo nell’immenso potere dell’immaginazione. È e sarà sempre questo il motore dell’evoluzione umana. Credo che dobbiamo imparare dai bambini: dalla loro capacità di andare oltre, di immaginare mondi possibili e impossibili.

Siamo dentro la più grande crisi globale della storia umana, in cui è vero tutto e non è vero niente. In mezzo a questo caos di immagini, informazioni e contraddizioni, Alameda Project vuole aiutare soprattutto i più giovani a comprendere come funziona il mondo. Perché solo con la cultura ci sarà rispetto per tutti e per tutto.

Alameda Project fornisce strumenti di apprendimento:

  • semplici ed efficaci;
  • economici e pratici;
  • personalizzabili e multi-device;
  • visibili in streaming o offline.

Chiedeteci cosa possiamo fare per voi!

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 11: I diavoli non hanno un cuore!

Appena saputo quel che era successo al castello, la strega Micillina andò su tutte le furie: prese la sua scopa e partì alla ricerca del diavolo che aveva osato tradirla.

Si era quasi persa a furia di cercarlo in lungo e in largo, quando a un tratto lo vide: stava al molo, seminascosto dalla nebbia. Una volta atterrata, la strega scaraventò per terra la scopa e, stizzita, tuonò: – Brutto diavolaccio dei miei stivali! Perché non hai ucciso la principessa come ti avevo ordinato?

Appena l’udì, Ciro si alzò e tentò di fuggire ma la stregaccia lo afferrò per un braccio. Quindi lo trasse a se e lo guardò bene negli occhi.

− Sarai mica innamorato?! – disse quasi sussurrando.
− Perché…? – chiese lui con voce tremolante.
Allora la strega toccò con il palmo della mano il petto di Ciro: − Perché – disse – i diavoli non hanno un cuore!
Ciro rimase un attimo ad osservare il proprio petto senza dire una parola. Fu allora che accadde una cosa che spaventò molto la strega: dentro al petto di Ciro qualcosa si era mosso!

Ciro a metà
Diavolo o principe? – matite di Elettra Casini

Intimorita, Micillina fece tre passi indietro; quindi puntò l’indice contro Ciro: – Piccolo traditore che non sei altro! – gridò – non farai mai più ritorno all’inferno! Resterai per sempre qui sulla Terra, ma non ti illudere: non sarai mai più principe!

A quel punto, la stregaccia sollevò le braccia al cielo e pronuncò una formula magica incomprensibile. Un denso nuvolone scuro si posò sul povero Ciro ritrasformandolo in diavolo.

Divertiti a colorare Ciro!

 

Ciro_metà_BN
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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 10: Il molo del povero diavolo

Ciro era volato via. E volò lontanto, lontano… finché giunse ad un vecchio molo di pescatori. Lì si sedette sulla banchina e si mise ad osservare l’acqua. Notò così il proprio riflesso e, nonostante l’immagine rimandata dall’acqua fosse splendida, Ciro vide solo il diavolo che era dentro di lui. Provava vergogna per la sua natura cattiva e per quello che avrebbe potuto fare a una creatura bella e buona come la principessa.

Un vecchio marinaio che passeggiava lì accanto si avvicinò a Ciro barcollando, con un fiasco di vino in mano. Raggiunto il diavoletto, con molta fatica gli si sedette accanto. Ciro lo guardò e pensò che se quel vecchio marinaio avesse realizzato di avere di fronte un diavolo, probabilmente sarebbe scappato urlando.

marinaio ubriaco
il marinaio ubriacone – matite di Elettra Casini

Invece quel marinaio rimase a fissare Ciro per qualche istante e poi, tra un singhiozzo e l’altro, disse: – Per la miseria… hic! …figliolo! Che brutta cera che hai… hic! Che ti è successo?
– Nulla.
– Non si viene al molo del povero diavolo per nulla… hic!
– Il molo del povero diavolo?
– Certo… hic! È qui che vengono le povere anime che cercano delle risposte. Io vengo spesso la sera. E con me viene anche il mio amico… – mostrò il fiasco di vino, – sai, gli amici sono importanti… hic! Vuoi essere mio amico?

Ciro stette un attimo a pensare: non sapeva il significato della parola “amico”. Lo chiese al vecchio marinaio e quello lo guardò un po’ stralunato, ma poi rispose: – Amico è una persona di cui ti fidi, che c’è sempre nel momento del bisogno. Come il mio fiaschetto di vino… hic!

– Amico – ripeté Ciro, – somiglia molto ad “amore”.
– Certo, hanno la stessa radice: amo… re, ami… co.
– Mm… – fece Ciro perplesso, – da dove vengo io quella è una brutta parola, non si può nemmeno pronunciare.
– Vieni da un posto brutto allora! Hic! 

Il marinaio si mise a ridere e non la smetteva più, tanto che il suo riso divenne contagioso e così anche Ciro iniziò a ridere, lui che non aveva mai riso in vita sua.

– Allora, amico mio, perché non mi racconti perché sei triste? – chiese il marinaio.

Ciro allora raccontò della sua missione, dell’incontro con la bella principessa e di come non avrebbe mai e poi mai potuto ucciderla. – Adesso però sto male – concluse il diavoletto – come mai?

Il marinaio bevve per l’ennesima volta dal suo fiaschetto e dopo sentenziò: – Amico mio… hic! …tu sei innamorato! …hic!

Divertiti a colorare il marinaio ubriaco!

 

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Ciro: anche i diavoli hanno un cuore

Capitolo 9: La principessa, il veleno e la finestra

Come aveva detto Micillina, il re fece subito preparare un lauto banchetto in onore del principe Amìr di Abumàr. Alla cena prese parte anche la bellissima figlia del re.

Ora, è bene sapere che il regno oltre il bosco dei pini aveva una ferrea tradizione: la figlia del re in età da marito doveva passare un periodo chiamato “inverno bianco” nel quale non poteva mostrare il proprio volto in pubblico. Quella sera la bella principessa indossava, per l’appunto, un velo candido come la neve che le lasciava scoperti solo gli occhi.

Senza farsi notare, il principe Amìr versò il veleno nella coppa di vino della principessa e glielo porse. Lei guardò il finto principe stringendo gli occhi a mandorla, e fu allora che Ciro ebbe la strana sensazione di averla già incontrata. Poi, all’improvvisò capì.

Ciro - finto principe
Il finto principe – matite di Elettra Casini

– Ferma, non bere! – gridò strappando la coppa dalle mani della principessa; quindi la gettò lontano. Spaventata da quel gesto inaspettato, la povera ragazza cacciò un urlo. Il re suo padre accorse immediatamente per vedere che stava accadendo.

Le guardie reali erano pronte ad arrestare chi aveva osato far urlare la bella principessa. Preso dal panico, Il principe Amìr corse alla prima finestra che vide, la spalancò e, senza pensarci due volte, si buttò dall’altra parte.

Divertiti a colorare il principe Amìr!

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