Pasticcino presenta: AP e Burattimatti

Alameda Project e Burattimatti, insieme per grandi progetti!

Pasticcino presenta il logo definitivo di Alameda Project… e anche qualcosa in più. Guardatelo! A me fa ridere… ^_^

L’ultima settimana di carnevale ci ha regalato tante emozioni! Proprio ieri ho realizzato una caccia al tesoro al Parco Città di Vicenza, una Galleria Commerciale che inizia ad essere molto popolare in città. È stato divertentissimo. I bambini correvano in cerca degli indizi sparsi tra i negozi della Galleria.

Un’esperienza stupenda che spero di ripetere presto.

…Qual era il tesoro? Una bellissima maglietta con le stampe delle illustrazioni di Elettra Casini, tratte dal libro “Il green team e il tesoro delle cascate“.

…Ne vuoi una anche tu?

Chiedimela qui: CONTATTI

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Arrivano Drago e Pasticcino!

Chi sono questi due strani personaggi?

E’ la loro prima storica apparizione (ma sarebbe meglio dire irruzione) sul web. Cominciamo bene… 🙂 😀

Si chiamano Drago e Pasticcino e sono due simpatici burattini che nei prossimi giorni accompagneranno i più piccolini nel mondo del web per aiutarli a capire come funziona internet, ma non solo.

Molte le sorprese targate AP in arrivo. Restate su questo canale.

Produzione AP: stiamo lavorando per voi.

News sul Progetto Alameda

Salve a tutti!

Scrivo questo breve post per comunicare che presto Alameda Project diventerà una start-up. Infatti, sta per nascere una nuova azienda che avrà il logo AP (vedi qui) e che spero sarà sempre più visibile in questo e in altri siti, una volta che lo avremo registrato.

In questi giorni ci stiamo informando sulle questioni burocratiche, ma è questione di giorni. Vi terremo aggiornati.

Zero Alfa: capitolo 21

Il fantasma è sveglio

Testi: Enrico Matteazzi
Illustrazioni: Elettra Casini

X si chinò su Max Barr con l’intento di strappargli i bracciali bianchi, ma non ci riuscì. Con uno scatto, Max Barr si girò e si mise supino.”Credi di aver vinto, agente?”, mormorò con un filo di voce: “Ho le coordinate della Fondazione…”.

Un ultimo ghigno beffardo e il terrorista Max Barr scomparve nel nulla.

“Perché diavolo l’hai fatto scappare?”, chiese Artemius, agitato.

“Rilassati…”, rispose calmo X.

“Rilassarmi? Non dovevi dargli quelle coordinate!”

“Infatti, non gli ho dato quelle coordinate.”

Artemius scoppiò a ridere. “Amico mio, sei incredibile!”

“No”, rispose X posando una mano sulla spalla del compagno, “sono solo il migliore”.

“E adesso?”, fece Artemius con aria preoccupata: “Mi riporti in prigione?”

X fece una smorfia prima di rispondere: “Non lo so… Non credo ci sia spazio per te comunque”, e gli fece l’occhiolino.

Poi entrambi svanirono lasciando il vicolo completamente deserto.

Epilogo

Charlie Stanton era stato assegnato da appena cinque unità intertemporali standard alla prigione numero quattro-cinque-uno della Fondazione Tempo. Quando aveva accettato l’incarico, però, non sapeva che avrebbe incontrato l’uomo più ricercato del continuum temporale.

Si stava dondolando sulla sedia, quando un botto assordante lo fece cadere per terra. Allarmato, si rialzò e corse fuori dall’ufficio, per vedere cos’era successo.

Attraversò un lungo corridoio passando accanto alle celle. Le esaminò una per una. Sembrava tutto normale. Stava per tornare indietro, quando proprio nell’ultima cella in fondo notò qualcosa di molto strano. Tutte le celle della prigione erano bianche, ma la numero uno-tre-sette era completamente nera. Ma non era stata dipinta; sembrava fosse stata annerita da fuliggine, o cose simili.

Charlie si avvicinò per guardare meglio. “Fammi uscire di qui!”, ringhiò rabbioso Max Barr. Era spuntato dal nulla spaventando a morte il povero Charlie.

Una volta ripresasi, la guardia carceraria scoppiò a ridere.

“Smettila, stupido idiota!”, sbraitò Max scuotendo le sbarre: “FAMMI USCIRE!”

Charlie Stanton non disse nulla: estrasse dalla tasca dei pantaloni una specie di tablet ultra leggero e digitò qualcosa. “Max… Barr…”, scandì, “qui dice che sei accusato per ben centotrentasei crimini temporali diversi. Un record.”

Max provò a teletrasportarsi altrove, ma non ci riuscì.

“È inutile che ci provi”, lo informò la guardia, “lo xavia non funziona qui. L’area intorno alla prigione è schermata. E sei stato fortunato! Questo livello di schermatura avrebbe dovuto disintegrarti… Dimmi un po’, chi è il fenomeno che ti ha spedito qui?”

“Ah… chiudi il becco e fammi uscire!”, grugnì Max.

“Beh…”, ribatté Charlie, “mi sa che dovrai restare qui per molte, anzi moltissime unità intertemporali”, e se ne andò ridacchiando.

Fine del primo episodio

Zero Alfa: capitolo 20

Ti fidi di me?

Testi: Enrico Matteazzi
Illustrazioni: Elettra Casini

 

Marvin passeggiava avanti e indietro, nervoso. X gli aveva dato istruzioni precise: doveva aspettare davanti alla casa di Cristina. La ragazza sarebbe arrivata da un momento all’altro.

“E cosa ti dà questa certezza?”, aveva chiesto Marvin all’agente.

“Ragazzo”, aveva risposto X con sufficienza, “io viaggio nel tempo”.

E Cristina arrivò, proprio come aveva detto l’agente X. Era molto agitata: raggiunse Marvin con il fiatone. “Grazie a Dio!”, disse abbandonandosi alle sue braccia.

“Che succede?”, chiese Marvin tenendola stretta.

“Max…”, fece lei col fiato corto, “ha tentato… di uccidermi…”

“Cosa?!”

“Sì… lui… mi ha puntato un coltello alla gola… Oddio! È stato orribile…”

Lui la strinse di più.

“Marvin…”, aggiunse lei con un filo di voce, “non lasciarmi sola stanotte.”

Cristina accompagnò Marvin nel proprio appartamento. Una volta entrati, lo invitò ad accomodarsi sul divano che stava in mezzo alla stanza, mentre lei andava in cucina a prendere qualcosa da bere.

Marvin trasse un profondo respiro e si sedette.

Cristina arrivò due minuti dopo con un paio di birre già aperte. Lei bevve un po’ e poi iniziò a parlare: “Stavo con Max”, disse, “passeggiavamo tranquilli, ma poi non so… non riesco a ricordare cos’è successo dopo. È come se la mia memoria avesse dei buchi, non so spiegarlo. All’improvviso il mio cervello si è annebbiato.”

Marvin la guardò preoccupato. “Cristina…”, mormorò, “ti ha violentata?”

“Oddio, no!”

“Ne sei sicura?”

“Beh, insomma… ho la memoria che fa le bizze, però lo saprei se qualcuno mi avesse violentata, ti pare?”

Lui si toccò il mento, dubbioso. “Mm…”, mormorò ancora, “ti ha baciata?”

“Non ne sono sicura.”

“Non sai se ti ha baciata?”

“No. Cioè sì. Cioè… Oh, Dio! Sono così confusa! E poi è spuntato fuori quell’altro tizio…”

“Vestito di bianco?”

“Lo conosci?”

“Può darsi. E che ha fatto questo tizio?”

“Non lo so, ma credo mi abbia salvata. Ricordo solo che Max mi teneva bloccata con un braccio e poi mi ha puntato un coltello alla gola.”

“Scherzi?”

“No.”

“Hai chiamato la polizia?”

Cristina ripensò a quello che aveva fatto dopo l’episodio con Max: aveva preso il cellulare per chiamare la polizia, ma poi aveva pensato a Marvin. Stava per chiamarlo, ma poi aveva deciso di non perdere tempo e correre a casa, come gli aveva suggerito quel tipo vestito di bianco.

“E Max, dov’è adesso?”, chiese ancora Marvin.

“Non lo so, credo sia con quei due tizi.”

“Due tizi? C’era un’altra persona?”

“Sì, uno che pareva un barbone. È spuntato anche lui dal nulla e ha steso Max con una scossa elettrica.”

Marvin pensò che forse era meglio smetterla di fare finta di non sapere quello che stava succedendo. Doveva dirle la verità. Dunque si fece coraggio. “Cristina”, disse, “l’uomo bianco lo conosco. Mi ha detto che fa parte di un’organizzazione segreta e mi ha mostrato delle cose.”

“Cose?”, domandò Cristina, “che tipo di cose?”

“Orribili”, rispose Marvin: “Mi ha mostrato il futuro.”

Cristina lo guardò come se lui avesse appena detto un’eresia. “Marvin, ti prego”, ribatté poi sconsolata, “dimmi solo perché il mio amico ha appena tentato di uccidermi.”

“Non capisco bene. Cristina, qui sono in ballo cose più grandi di te e di me, forse di tutto il mondo. E il tuo amico credo sia un altro viaggiatore del tempo.”

“Mi prendi in giro? E poi scusa, che significa un altro?”

“Anche l’uomo vestito di bianco è un viaggiatore. Si chiama agente X e si sposta nello spazio e nel tempo alla velocità del pensiero. Non so altro. Pure io non volevo crederci, ma poi questo X mi ha portato nel futuro, e non è un bello spettacolo, credimi!”

A quel punto ci fu un silenzio imbarazzante e Marvin percepì che Cristina non voleva credere a una sola parola. Allora si fece ancor più coraggio e le prese la mano. “Cristina”, ripeté il suo nome ancora una volta, “fidati di me. Non capisco cosa sta succedendo, ma a quanto pare Max c’è dentro fino al collo.”

Passarono un intero minuto in totale silenzio. Poi, senza dire una parola, Cristina appoggiò la testa sul petto di Marvin e lui le cinse la spalla con un braccio. A quel punto lei lo guardò fisso negli occhi e poi, tutta tremante, lo baciò.

 

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