Zero Alfa: Capitolo 13

Mele marce

Testi: Enrico Matteazzi
Illustrazioni: Elettra Casini

 

Non fecero in tempo ad uscire dal bar, perché entrambi all’improvviso si sentirono mancare. Le voci intorno a loro, da brusio divennero un rumorino impercettibile, poi il buio avvolse ogni cosa.

Quando la luce riapparve, l’ambiente era cambiato. Adesso stavano in un vecchio garage, dove l’odore di muffa e stantio era quasi insopportabile. Erano seduti su due sedie, legati schiena contro schiena, prigionieri.

“Buongiorno!”, disse ironica una voce.

Max Barr si avvicinò piano all’agente X tenendo in mano il suo cappello bianco.

“Non dovresti lasciarlo in giro”, disse guardando il cappello, “qualcuno potrebbe rubartelo”. Quindi se lo mise in testa e, nel farlo, avvicinò la faccia a quella dell’agente. “Come mi sta?”, chiese.

“Male”, rispose X.

“Sai”, disse ancora Max allontanandosi di qualche passo, “mi sembra strano che la Fondazione non sia ancora riuscita a prendere quel… com’è che si chiama? Artemisio, Artemisu…”

“Artemius”, rispose il diretto interessato. Max allora si rivolse direttamente a lui.

“Ah… già!”, esclamò, “Artemius il fuggitivo! O dovrei dire Artemius il vigliacco… Perché conosciamo tutti la tua storia, no?”

Il barbone iniziò ad agitarsi.

“Oh! Ma stai tranquillo, piccolo Arty”, lo schernì ancora Max, “i tuoi segreti moriranno con te. Fra poco sarà tutto finito.”

“Che vuoi fare, ucciderci?”, chiese X.

“Non proprio. Non si possono uccidere dei viaggiatori speciali come voi due. E poi siete miei ospiti. Per voi ho preparato una festa d’addio… speciale”, e dicendo l’ultima parola fece un ampio gesto con le mani, poi aggiunse: “Facciamo un gioco: l’omino bianco mi dice dove – e quando – si trova la stazione della Fondazione Tempo e io vi dico come uscire dalla bolla intertemporale in cui siete immersi”.

“Bolla?”, chiese Artemius confuso, “quale bolla?”

“C’è un campo di forza sopra le vostre teste”, spiegò Max: “In questo momento sta collassando e fra circa…”, guardò il bracciale bianco che aveva al polso, “meno di venti minuti questa linea temporale collasserà del tutto.”

“Stai bluffando!”, sbottò X, “non puoi avere l’accesso alle mele marce.”

“Le mele marce?”, chiese Artemius, sempre più confuso.

Max Barr scosse la testa: “Non gli hai detto delle mele marce?”, disse, “Ah già, è vero! Gli agenti non possono riferire i segreti della Fondazione… giusto?”

“X!”, sbottò Artemius, “di cosa diavolo sta parlando?”

“Le mele marce sono linee morte”, rispose X. “Volevi sapere cosa facciamo con i nodi Zero Alfa, no? Beh, li distruggiamo, li facciamo collassare assieme a tutta la linea temporale.”

“Già”, confermò Max, “creano un campo intertemporale intorno al nodo Alfa e lo estirpano come si faceva in tempi barbari con il cancro.”

“Ma così ammazzate migliaia di persone innocenti!”, fece Artemius rabbioso.

“Decine…? Milioni!”, precisò Max. “Ma di che ti sorprendi? Tu stesso hai causato lo strappo su un paio di nodi Alfa.”

“X… è vero?”, chiese Artemius preoccupato. L’altro non rispose. “Perché non me l’hai mai detto?”, ma l’altro tacque ancora.

Max si tolse il cappello e lo mise in testa all’agente. “Adesso basta!”, disse infine, “ho bisogno delle coordinate della Fondazione. Se non me le dai tu, le recupero in altri modi, ma voi due non vedrete mai più la luce del sole, questo è sicuro”.

“Stai bluffando!”, ripeté X, “non puoi averci portato su una mela marcia. Solo gli agenti possiedono le coordinate dei nodi Alfa.”

“Già…”, disse Max, “e le tengono memorizzate in un cerebracciale come questo, giusto?”, mostrò un braccialetto bianco identico a quello che lui portava sempre al polso.

“Quello dove l’hai preso?”, chiese X, sorpreso.

“Te l’ho detto…”, rispose Max, “devi avere più cura delle tue cose. Se non ti dispiace, lo prendo in prestito io. Posso?”. Non aspettò risposta e se lo mise al polso sinistro. “L’unico problema”, continuò poi, “è che le coordinate che più mi interessano, quelle della Fondazione, non ci sono. Immagino lo facciate per la sicurezza, giusto? Devo dedurre che ogni agente le memorizzi direttamente nella propria testa…”

“Non le avrai mai!”, gridò X agitandosi sulla sedia.

“Se è così…”, disse Max muovendosi verso l’uscita, “la vostra coincidenza intertemporale passa fra meno di quindici minuti. Preparate i bagagli e buon divertimento!”

“Aspetta!”, gridò X. “D’accordo… ti darò quello che vuoi.”

“X!”, intervenne Artemius voltandosi verso l’agente, “ma sei impazzito?”

“Bene”, fece Max compiaciuto, “iniziamo a ragionare.”

 

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