Zero Alfa: capitolo 7

Agente X, a rapporto!

Testi: Enrico Matteazzi
Illustrazioni: Elettra Casini

 

“Per la miseria!”, gridò Marvin, “mi ha fatto prendere un colpo!”

Accanto a lui si era seduto l’uomo bianco.

“Scusa”, rispose.

“Ma come fa a comparire così all’improvviso?”

“Dono di natura… Insomma non ti sai decidere, eh? Ti conviene farlo, invece.”

“Perché?”

L’altro non rispose subito. Si tolse il cappello e sospirò: “Non ne hai idea.”

Ok, basta. Ne aveva abbastanza. Marvin scattò in piedi e si piazzò di fronte a quel tipo calvo. “Facciamo così”, disse risoluto, “io non invito fuori nessuno finché lei non mi dice che diavolo sta succedendo.”

L’altro si rimise il cappello sbuffando, allargò le braccia lungo lo schienale della panchina e accavallò le gambe.

“Vuoi la risposta semplice o quella complicata?”, chiese.

“Partiamo da una cosa semplice: lei chi diavolo è e che cosa vuole da me?”

“Eh… sei partito proprio dalla cosa più complicata… Non posso dirti chi sono. Ti posso solo dire che vengo da molto lontano.”

“Dove?”

“Non è tanto il dove… ma il quando”.

Marvin si portò le mani al viso, sconsolato.

“D’accordo, allora proviamo con un’altra domanda: perché è così importante che inviti quella ragazza ad uscire?”

L’umo bianco sbuffò di nuovo, ma alla fine dovette arrendersi.

“E va bene. C’è in ballo il futuro del mondo.”

Marvin rise. “Ma lei è pazzo!”

L’uomo bianco scattò in piedi. “Non dirmi che sono pazzo!”, gridò puntando l’indice contro il ragazzo. “Sono tornato indietro per correggere una distorsione che causerà la distruzione dell’intero pianeta, ok? Non ho tempo per le stupidaggini sulla pazzia.”

Spaventato da quella reazione inaspettata, Marvin arretrò di qualche passo.

“Distorsione?”, mormorò, “distruzione del pianeta?”

“Proprio così.”

“Ma sta parlando sul serio?”

“Senti ragazzo, sei libero di non crederci, ok? Io però ho una missione.”

“E quale sarebbe?”

“Che domande! Fare in modo che tu chieda a quella stramaledetta ragazza di uscire!”

Marvin stette un attimo a pensare.

“No”, disse infine.

L’uomo bianco rimase a bocca aperta qualche secondo: “No? Che significa no???”

“No. Tu sei fuori di testa. E comunque quella ha già il ragazzo.”

“Come come? Che significa ha già il ragazzo?”

“Quello che ho detto. Si chiama Max.”

“Max? E chi diavolo è questo Max?”

Marvin a quel punto ne aveva proprio abbastanza; si avvicinò al tipo vestito di bianco e gli mise una mano sulla spalla: “Senti amico”, disse, “tu mi sei simpatico, davvero, però accetta un consiglio: fatti curare. E adesso, per favore, ti pregherei di lasciarmi stare, altrimenti dovrò chiamare la polizia. Non sto scherzando”. Prese quindi la bicicletta e si avviò indisturbato verso l’uscita del parco.

L’uomo bianco rimase da solo. Sollevò la manica della giacca mostrando un bracciale bianco; lo avvicinò alla bocca e parlò: “Agente X. Rapporto missione uno-zero-otto:  forse abbiamo individuato l’anomalia. Un certo Max è spuntato dal nulla. Richiedo una ricerca estesa su questa linea temporale.”

“Ricevuto, Agente X”, gracchiò una voce metallica, “attendi istruzioni prima di procedere.”

 

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