Zero Alfa: capitolo 3

La rosa attende alla fine della strada

Testi: Enrico Matteazzi
Illustrazioni: Elettra Casini

Marvin staccò prima del solito, intorno a mezzanotte. Uscito dal pub, liberò la bicicletta dal palo a cui era legata e accese il fanalino frontale.

La luce fioca illuminò la sagoma di un uomo. “Woah!”, gridò Marvin spaventato. Il tizio vestito di bianco, quello che Marvin aveva intravisto fuori dalla finestra, adesso stava in piedi di fronte a lui. Le mani in tasca, portava il cappello sulle ventitré palesando un atteggiamento che sfiorava la strafottenza.

Marvin non poteva vederlo bene in faccia. Ma chi era, e cosa voleva da lui?

“Rilassati, ragazzo!” disse il tizio.

Marvin però, con uno scatto improvviso, montò in sella e girò il manubrio, pronto per scappare via. A quel punto l’uomo bianco si piazzò davanti alla bici e lo afferrò per non lasciarlo passare.

“Ho bisogno di un favore”, disse. “Quella ragazza che hai conosciuto prima… Devi chiederle di uscire.”

Marvin lo guardò stranito: “Tu sei fuori, amico!”

Girò quindi il manubrio dall’altra parte, pronto a ripartire, ma il tizio bianco serrò le mani sul manubrio della bici.

“Lasciami andare!”, gridò Marvin disperato.

Il tizio gli fece cenno di guardare verso l’angolo tra l’Ottava e Broadway e poi disse una frase che il giovane avrebbe ricordato tutta la vita: “La rosa attende alla fine della strada“.

Marvin si voltò nella direzione indicatagli e allungò il collo, più che altro in cerca di aiuto, ma non c’era nessuno a quell’ora. Quando rivolse di nuovo lo sguardo all’uomo bianco, questi era scomparso.

Un fantasma, pensò Marvin, o un’allucinazione. Forse la stanchezza gli aveva giocato un brutto tiro. Troppo stress, doveva riposare un pochino.

Iniziò a pedalare in direzione dell’angolo alla fine della strada e subito pensieri assurdi iniziarono ad accavallarsi nella sua mente. E se ad aspettarlo ci fosse stato un rapinatore? Magari quel tizio strambo si divertiva a spaventare le persone: incuriosiva la vittima, si nascondeva dietro l’angolo e poi l’ammazzava a sangue freddo… New York è piena di gente assurda. Era un’ipotesi plausibile.

“La rosa attende alla fine della strada”… Forse intendeva alla fine di quella stessa strada che stava percorrendo? La rosa rossa… Pure il sangue è rosso…

Pensò ai mille modi in cui avrebbe potuto essere ucciso: pistola, coltello, pezzo di vetro appuntito, iniezione di veleno, acido… Intanto mancavano solo tre metri… due metri… uno…

Una nuvola di fumo lo avvolse. Poi lo sorprese una voce femminile: “Ehi!”

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