Zero Alfa: capitolo 2

Il tizio misterioso e l’incidente

Testi: Enrico Matteazzi
Illustrazioni: Elettra Casini

 

Fuori dalla finestra c’era un uomo vestito di bianco con un cappello in feltro. Faceva dei gesti strani rivolti proprio a Marvin. Ma che voleva? Sembrava parecchio su di giri.

Abituato ai matti che si incontrano a volte per le strade di New York, Marvin decise di non dar retta a quello strano tizio e proseguì con il vassoio. Si tranquillizzò quando, tornando a guardare la finestra, realizzò che l’uomo bianco era sparito.

Marvin consegnò le bibite a tutti facendo attenzione a tenere per ultima quella della ragazza dalle rose rosse; le allungò il bicchiere guardandola negli occhi e lei gli sorrise. Un sorriso… Marvin era in estasi. Si perse nelle sue fantasie per un istante di troppo, così non si accorse della sedia che gli stava davanti; inciampò e rovesciò il contenuto del bicchiere che aveva in mano sul vestito di quella povera ragazza.

“Ecco come si rovina tutto”, pensò Marvin. Mortificato, si scusò immediatamente e cercò di aiutare la ragazza dalle rose rosse a rimettersi in sesto.

“Non fa niente!”, rispose subito lei tentando di asciugare il vestito con un tovagliolino di carta. “Dov’è il bagno?”

Marvin le mostrò la toilette e si offrì di aiutarla a rimettersi in ordine, ma lei rispose che poteva fare da sola.

“Mi… mi dispiace tanto”, balbettò lui mentre lei usciva dal bagno.

“Tranquillo!”, fece lei sorridendo.

“Guarda, ti faccio subito un altro drink e… offre la casa!”

Lei lo squadrò dall’alto al basso, neanche fosse un alieno.

“Lavori al McGee da molto?”

“No, sono a New York da un paio di settimane.”

“Davvero? E come la vedi questa città?”

“Con gli occhi.”

Lei rise divertita. Strano, pensò Marvin, nessuno ride mai alle mie battute.

“No dai, seriamente…”

Marvin ci pensò un attimo, gettò un’occhiata al bagno e poi disse: “Beh… un cesso.”

Lei rise di nuovo, questa volta più di prima.

“Come ti chiami?”

“Marvin.”

“Bel nome.”

“Grazie.”

E finì lì. La ragazza dalle rose rosse tornò al tavolo e si mise a ridere e scherzare con i propri amici. Non le aveva nemmeno chiesto il suo nome.

 

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